venerdì 21 luglio 2017

CASE DELL'AMORE

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I motel dell'amore tornano a L'Avana. Altro che due cuori e una capanna. Cuba pensa di rilanciare per le coppie l'affitto delle camere a ore. Il governo infatti sta cercando di «diversificare le opzioni per l'amore», come si legge sul settimanale ufficiale sindacale Trabajadores. L'Avana ha vantato decine di queste “posadas” fino agli anni '90, quando le poche rimaste erano state messe a disposizione dei cubani sfollati dagli uragani. La privacy infatti è diventata ancora più difficile per gli amanti, data la carenza di alloggi che obbliga molte famiglie a vivere nello stesso appartamento e altrettante coppie a convivere a lungo anche dopo il divorzio. Nel frattempo, alloggi gestiti da privati ​​hanno rappresentato un'alternativa ai motel dell'amore - scrive ancora il settimanale - ma molti non possono permettersi di pagare circa 5 dollari americani (poco più di 4 euro), pari a un sesto del salario medio mensile, alla ricerca di tre ore di “felicità”.
Si cercano escamotage. C'è chi ricorre a «parchi, bui sottoscala, spiagge e al Malecon (lungomare)», afferma il Trabajadores. Ora lo Stato vuole rendere più facile tutto. «Vogliamo rilanciare questo servizio che è in forte domanda, ha un grande impatto sociale ed è senza dubbio molto redditizio», dice Alfonso Muñoz Chang della Housing Company di L'Avana. «Cominceremo con quello che chiamiamo Hotel Vento, un edificio a due piani con 16 stanze e annessi bagni. La città ha bisogno di questo », ha detto l'amministratore di Hotel Vento Maria Sterling, osservando che i dipendenti sarebbero «molto entusiasti». Già, perché perché i “motel dell'amore” rappresenteranno nuova fonte di guadagno e quindi salari più alti.
A seguito di questo articolo, una “giornalaia” italica (sicuramente un cesso, mi ci gioco il buon guadagno estivo...) e' riuscita a tirare fuori un pezzo in cui asseriva che a Cuba riaprivano i bordelli e le case chiuse...
Ora manca solo la conferma del povero Celestino poi...ci siamo tutti. :-)
Seriamente parlando il cubano ha presto risolto il problema di dove andarsi ad infrattare per consumare i suoi momenti arf arf.
Ovunque.
Intanto le cifre riportate non sono corrette.
Noi culi bianchi, normalmente, paghiamo (mi veniva da scrivere “pagano” ma non voglio fare quello che sempre si tira fuori dal mazzo) 5 cuc per la renta, senza particolari vincoli di tempo, in qualche casa illegale nel caso che la duena della casa de renta dove viviamo sia particolarmente rigida dal punto di vista ricezione fanciulle.
Il cubano paga, solitamente 50 pesos.
Stessa cifra che paga, sempre il cubano, per un po' di tempo in una casa de renta en moneda nacional, case a cui noi, senza residenza permanente, al pari del cubano residente all'exterior, non potremo accedere.
Anche in questo caso il condizionale e' d'obbligo, l'altro giorno parlavo del fatto che la seguridad cubana sa tutto....visto che questo blog e' letto da....chi lo deve leggere...vorrei poter rientrare nella maggiore delle Antille... :-)
Per molta gente anche i 50 pesos possono essere un problema mettiamoci poi che magari i 2 ingrifati sono sposati o con novio/ a a cui e' bene non far sapere della fruitina, ed ecco che il reperimento di una casa in una citta' di medie dimensioni potrebbe essere un problema.
Un problema per la presenza del dueno cismoso, dei vicini, dei visitanti ecc....
Quindi per questa ragione posso dirvi di aver visto gente ingropparsi ovunque, ma davvero ovunque.
Nei parchi, nei boschi, in mare, sulla battigia, in piscina con i bambini a pochi metri, di notte in giro per la citta', di giorno in giro per la citta', nei cessi della discoteca, nei cessi di qualche locale, durante i Carnavales...ecc.....
Le persone non libere, con qualche neurone funzionante e in possesso di un minimo di disponibilita' economica sanno cosa fare.
Fuori Tunas, ad esempio, c'e' il Cornito (un nome che e' tutto un programma...) una sorta di villaggio turistico dove con pochi cuc dati ad una guardia hai un bungalow tutto per te.
Ricordo che anni fa ci andai con 2 fanciulle....nessuna renta me le avrebbe fatte entrare.
Oppure se sei dentro l'apparato dello stato ci sono resort e Club Familiar che consentono una certa discrezione ma in questo caso, ripeto, devi essere dentro certi meccanismi.
Insomma non e' mai stato un problema per un cubano trovare la location dove dar sfogo ai propri istinti.
Altro che le “case dell'amore”....

 SI LAVORA.....

mercoledì 19 luglio 2017

PRIVACY



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A proposito di banche.
Molti anni fa chiesi un piccolo finanziamento per acquistare degli impianti musicali per alcune strutture.
Nessun problema, mi fecero firmare pagine e pagine sulla privacy e la cosa si risolse in pochi giorni.
La mia privacy e' stata cosi' tutelata che, da quel momento, ogni 3 giorni mi arriva qualche mail di istituti di credito e finanziarie che mi chiedono se voglio un finanziamento.
Come hanno avuto la mia mail?
Rendiamoci conto che il rispetto della nostra cosiddetta privacy e' una sonora puttanata.
I nostri dati sensibili sono venduti al miglior offerente, neanche fossimo delle troie invereconde.
Tutti si riempiono la bocca della parola privacy e del suo eventuale rispetto ma, in realta', nessuno rispetta nessuno e lo scopo di tutto e' solo il vil denaro.
Cosi' gira il mondo.
In piu' oggi dobbiamo tutti rinunciare a parte della nostra privacy per motivi di sicurezza, a causa del fattore terrorismo e di tutto cio' che sta' accadendo in questo mondo impazzito.
Telecamere ovunque, centri delle grandi citta' militarizzati e controlli agli aeroporti neanche dovessimo esportare o importare tonnellate di cocaina o armi di distruzione di massa.
Malgrado tutto cio, malgrado alla rinuncia della nostra privacy o di parte di essa, i pazzi continuano a far saltare in aria la gente come e quando vogliono volendoci far credere, con un certo successo, che nessuno e' al sicuro.
Poi la nostra privacy non vale piu' un cazzo quando c'e' di mezzo lo stato; se non paghi una cartella esattoriale ti bloccano il conto, da settembre potranno farlo anche entrandoti nel conto stesso, oppure bloccandoti tutto quello che hai.
Oggi la soluzione in questa barzelletta di paese e' non aver intestato nulla, viaggiare coi contanti e lasciare le banche e la tracciabilita' dei nostri movimenti, per quanto possibile, fuori dalla nostra vita.
Anche Cuba, da questo punto di vista, non scherza.
I controlli agli aeroporti, quando ne hanno voglia, sono piuttosto accurati, sopratutto nei confronti delle cubane che rientrano dall'exterior con l'Esselunga nelle valigie.
Tutte la gente e' schedata, tutte le case censite, ogni cubano e' membro di qualche associazione statale che collabora, in una forma o nell'altra, al controllo dei cittadini stessi.
A Grande Torino ogni 3 giorni passa qualche zelante impiegata statale per qualche controllo, piccoli oboli da pagare, iscrizione a qualche associazione o contributo per la ricostruzione di Santiago dopo el ciclon....giusto per fare un esempio che ho vissuto in prima persona.
Meta' della popolazione cubana, e mi tengo basso di percentuale, ha qualcosa a che vedere con la seguridad dello stato.
Se in banca un cubano deposita qualche soldo in piu' rispetto a quelli che il suo tenore di vita puo' consentirgli, scattano gli accertamenti e occorre giustificare da dove arriva quel denaro.
Per questa ragione quasi tutto, a Cuba, si risolve col contante ma...tranquilli ci stiamo arrivando anche noi ed in modo piu' rapido e repentino di quanto pensiate.
Lo stato cubano dei suoi cittadini, tutti i suoi cittadini conosce vita morte e miracoli, cosi' come li conosce di noi culi bianchi.
Ricordo la prima volta che all'inmigration chiesi la Visa familiar.
La tizia apri la schermata e mi disse testuale “allora, 46 volte a Cuba, la prima volta il 28 dicembre del 2000, sbarcato a Camaguey, hai soggiornato in quella casa de renta, mentre la seconda volta, nel marzo del 2001 ha soggiornato in quell'altra ecc ecc ecc”
Mancava solo mi dicesse quanti peli ho nel culo e mi aveva radiografato tutto intero.
Quindi anche a Cuba siamo controllati e censiti, e' doveroso dire anche per la nostra sicurezza, ma la cosa mi ha sempre inquietato parecchio.
Altro che privacy ragazzi miei...

lunedì 17 luglio 2017

BRAGA E MAGLIETTA



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Credo, dal mese di aprile ad oggi, di essermi messo le braghe lunghe 5/6 volte.
Tutte in concomitanza di uscite con piu' o meno piacenti signorine...
Il resto del tempo; braghette, maglietta e scarpe da ginnastica.
In questi giorni dal lunedi al mercoledi la maglietta STAFF  della palestra e dal giovedi alla domenica quella STAFF  dell'animazione.
Oramai e' una seconda pelle questo abbigliamento, molto ma molto informale.
Ho avuto la capacita' e la fortuna di scegliermi mestieri da poter fare vestito in questo modo, me li tengo ben stretti.
In palestra durante gli altri mesi braghetta, ogni tanto i pantaloni della tuta e felpa.
La formalita' non e' parte delle mie esigenze di vita.
A Cuba, ovviamente, proseguo su questo andazzo, soltanto che alla sera derogo con un paio di jeans e una camicia di quelle grunge o una maglietta...serale.
Credo e suppongo che per molti, la possibilita', a Cuba o comunque in vacanza, di poter fuggire dalle convenzioni sociali che obbligano ad un certo tipo di contegno, anche dal punto di vista dell'abbigliamento, si tratti di un vero e proprio toccasana.
Conosco gente che lavora in banca (probabilmente spacciandosi con le fanciulle....per i proprietari della banca stessa, ricordo anni fa che una ragazza mi chiese se noi italiani siamo tutti direttori di qualche banca....) e le braghette con canottiera non le molano neanche di sera, a meno che non debbano entrare in locali dove questo abbigliamento e' vietato.
Ricorderete che vi raccontai come all'inmigration di Las Tunas mi fecero il culo perche' mi presentai con la braga a mezza coscia, anche in banca dovrebbe esserci questo divieto del femorale scoperto, ma in realta', negli istituti di credito cubani non mi hanno ma creato problemi di nessun tipo....chissa' perche'...
Da un lato ci siamo noi stranieri che cerchiamo di sfuggire alle regole che ci opprimono, dall'altra i cubani che cercano di rifilarcene altre.
Prima dell'avvento del turismo, a Cuba, credo che nessun adulto cubano si azzardasse ad andare in giro, durante una normale giornata di lavoro, in pantaloni non dico corti ma neanche sotto il ginocchio.
Oggi i giovani, alcuni giovani, girano in bermuda o comunque senza l'ingombrante pantalone lungo, lo hanno visto fare da noi e vogliono copiarci.
Gli aduti, al massimo alla domenica, azzardano un bermudone di jeans abbondantemente a mezzo polpaccio...questo e' il massimo della disgressione che il loro abbigliamento consente.
Credo siano convinti che il decoro dipenda sopratutto da quanti centimetri di stoffa ti tieni addosso, malgrado la canicola.
L'italiano lo distingui subito, infatti il cubano in questo si sbaglia poco, quando ti chiama ad alta voce ITALIAAA quasi sempre ci azzecca.
Scarpa, maglietta, braghetta e occhiali firmati.
Nessun sandalo, o quasi, mai un calzino sotto il sandalo stesso...a meno di qualche vecchiarillo ancora legato ad antiche usanze.
I tedeschi e gli inglesi o i canadesi li riconosci anche da come si vestono, male.
Che poi il nostro abbigliamento di marca sia...made in Repubblica Popolare Cinese...e' un altro discorso, comunque le apparenze sono in salvo.
Voi come siete messi a Cuba dal punto di vista dell'abbigliamento?
In Liguria sto' operando in un camping village e in un residence e devo dire che tutti sono molto...rilassati.
Se la sera restano dentro sono tutti, ovviamente, in divisa estiva; braghetta, maglietta e ciabatta....se escono qualcuno azzarda la braga lunga ma sono casi isolati.
Gli stranieri invece vestono rigorosamente come li vediamo a Cuba, forse i cinesi da loro non sono arrivati, ed il tarocco non impera....
L'abito fa ancora o non fa piu' il monaco?

sabato 15 luglio 2017

PENSIONE


Possiamo anche, noi Villans, cercare di atteggiarci a ragazzetti, in fondo in fondo lo siamo ancora, ma la clessidra del tempo, inesorabile, vede la sabbia scivolare verso il basso.
Da un po' di tempo, con molta discrezione e per periodi brevissimi, ci siamo ritrovati a parlare di quando e come andremo in pensione.
Siamo avvantaggiati dal fatto che uno di noi lavora all'Inps, ci siamo tutti affidati a lui mani e piedi.
Tolto uno che dovrebbe andare in pensione fra 5 anni, avendo iniziato a lavorare molto presto, dovremo tutti riuscire a posare il catetere al sicuro dopo il 2030.....
Che cazzo di mondo.
Mio padre alla mia eta' era gia' in pensione ma era un'altro sistema solare, aveva fatto una vita dura ed e' finito a guardare le margherite dalla parte della radice senza mai aver preso un'aereo.
Io andro', se andro', chissa' quando, ma avro' girato il mondo e saro' stato a Cuba piu' di 60 volte, direi che mi e' andata meglio rispetto a papa'.
Pero' e' indubbio che il dove e il come passare quegli anni, anche se con molta prudenza e lentezza, inizia a fare capolino fra le nostre stagionate menti.
Personalmente non ho fatto grandi progetti, in realta' non avrei neppure in programma di campare troppo.
Orishas permettendo se arrivero' a 70 anni, forse 75 avro' ampiamente svolto il mio percorso terreno.
Dividendo la mia vita in 3 periodi di 25 anni ciascuno la mia sola preoccupazione, vera, e' quella di poter fare il terzo e ultimo periodo allo stesso livello, o quasi dei 2 che l'hanno preceduto.
I primi 25 anni fanno poco testo anche se sono stati importantissimi.
I secondi sono stati davvero belli, come dicevo tanto mondo visto, una marea di donne ed emozioni che mi tengo ben strette.
Il terzo periodo e' tuttora un'incognita.
Il mondo, come dicevo, e' cambiato, cambiata e' l'economia globale che non puo' non aver inciso nella nostra cosi' come peggiorato e' il livello di vita e di rotture di cabasisi che ogni giorno ci tocca affrontare.
Sicuramente manterro' casa mia qua' in val Susa anche se, nei periodi invernali, con ogni probabilita' passero' lunghi periodi al caldo.
A questo punto Cuba potrebbe andare benissimo.
Magari in un posto di mare, una casetta, se e' il caso una donna.
In fondo fra una decina/quindicina di anni, la necessita' di fare sempre e comunque qualcosa per occuparmi il tempo dovrebbe (il condizionale e' d'obbligo) essere tramontata e potrei accettare di passare qualche mese con le palle al caldo lontano da casa.
Bollo o non bollo.
Il periodo estivo lo sto' ancora valutando.
Durante questa estate che sto' vivendo parte lavorando a casa e parte operando in riviera ho visto una soluzione che potrei anche prendere in considerazione.
Ci sono un paio di temba che passano tutta l'estate nel camping village dove stiamo operando.
Uno con tanto di moglie e l'altro da solo.
Una roulotte o un camper, che evita l'acquisto e il mantenimento di costosi appartamenti, piazzati per tutta la stagione.
Ci vogliono circa 2000 euro all'anno.
Da aprile/maggio a fine settembre.
Vivere a riva mare, al mattino grandi nuotate e bagni di sole, al pomeriggio palestra e poi corsetta o bike.
Pranzo si risolve con poca roba, aperitivo vista mare la sera e cena a base di pesce in qualche buon ristorante con cui, magari, ci si e' messi daccordo per un costo fisso stagionale.
Qualche signora che ogni tanto ti viene a trovare e ti pulisce il catetere.
Al mare per 5/6 mesi facendo la vita piu' sana di quella di un tonno, non mi sembra una brutta prospettiva.
Un'altro mio conoscente tunero, ultrasettantenne, ha venduto casa a Milano, dato un po' di soldi ai figli, con 700 euro al mese soggiorna tutto l'inverno in una pensioncina nell'entroterra marchigiano, pare che se la passi proprio bene.
Le mie sono solo considerazioni, il tempo e' ancora ben lontano da venire e chissa' se ci arrivero', perche' cio' che realmente conta e' stare bene in salute.
Pero' sarebbe da incoscienti non iniziare a pensarci.
Voi non ci pensate?
Ho vissuto tutta la mia vita come se il giorno dopo non esistesse, e' il momento di rendersi conto che, invece, esiste.

giovedì 13 luglio 2017

CIAO CUBANITE


Siamo entrati in questa lunga estate che si preannuncia caldissima.
Fra le mille cose che ho davanti da fare mi accorgo che, al momento, Cuba ha un ruolo assolutamente marginale.
Occorre fare un robusto passo indietro.
Pur provenendo da ambienti dove e' difficile farsi mancare qualcosa come i villaggi turistici e le palestre, ho avuto i miei bravi momenti di cubanite.
Tornavo e gia' andavo a vedere i voli per il viaggio successivo.
Pur avendo sempre avuto una vita abbastanza ricca di stimoli e cose da fare mi ritrovavo regolarmente a pensare al prossimo viaggio.
Credo che tutti voi sappiate di cosa parlo.
A volte, addirittura, come a naja, mi ritrovavo a contare la “stecca” che mi mancava prima del prossimo volo.
Le ragioni e' inutile che ve le stia a spiegare.
Ricordo l'emozione di ogni viaggio, i brividi alla prima zaffata di aria calda appena sbarcato in un aeroporto cubano, il piacere di ritrovare tutte le cose esattamente come le avevo lasciate.
Le donne certo....ma tutto sommato questo e' sempre stato un fattore che, rispetto a quasi tutti gli altri viaggiatori, ha inciso di meno....per tante ragioni.
C'era una vita italiana che si doveva fare e una cubana che si voleva fare.
Sono passati intanto 17 anni, non 3 giorni.
Cuba e' cambiata, l'Italia e' cambiata, i cubani sono cambiati, l'umile scriba e' cambiato.
I cambi di Cuba li abbiamo tutti sotto gli occhi, da un certo punto di vista si vive meglio, ci sono piu' servizi, piu' posti dove andare a mangiare, l'offerta e' aumentata in modo esponenziale e siamo addirittura diventati ipercritici per situazioni che un tempo ci avrebbero fatto leccare i baffi.
L'Italia e' cambiata perche' tutto e' diventato piu' complicato, girano meno soldi, il lavoro per molti e' diventato un problema, chi ha saputo o potuto puntare su piu' di un cavallo in qualche modo l'ha sfangata, per gli altri la situazione si e' complicata.
I soldi che si destinavano a Cuba ora, molti, li devono utilizzare per situazioni piu' serie e improrogabili.
Un conto e' fare qualche rinuncia a favore di un viaggio, un'altro vivere a pane e cipolle per andare a fare il figo a 9000 km.
I cubani sono cambiati nella misura in cui e' cambiata Cuba.
Sono sicuramente piu' scafati, meno spontanei.
Pronti a fotterti per un cuc lo sono sempre stati, oggi forse il cuc non e' piu' sufficiente.
Sono cambiato io, o forse siamo cambiati noi nella misura in cui non ci si accoda piu' al pifferaio magico di turno, ma si tende a stare coi piedi ben piantati per terra.
Come ho detto altre volte quello che dovevo fare a Cuba l'ho fatto, a meno di situazioni future col mio socio di M&S Simone, non ho in programma nessun altro movimento sull'isola.
Fra l'altro i prossimi giri, come ho scritto, saranno all'insegna di viaggiare verso i tanti posti di Cuba che non conosco, senza trascurare, sotto nessun punto di vista, quello che ancora ho sull'isola.
Un po' di disaffezione? Forse.
Gli ultimi viaggi li ho trovati un po' noiosi, per questo ho accennato al fatto di fare vacanze diverse, pero' in questo momento, nel pieno di una nuova estate, non ho programmi di date per quanto riguarda il prossimo viaggio.
Forse e' vero che se fai una vita interessante in Italia diventa meno importante evadere verso luoghi piu' appaganti.
Sia chiaro Cuba c'e' stata, c'e' e probabilmente ci sara' sempre...anche in Italia.
Ho una socia cubana, l'altro che ha avuto 2 figli da una cubana, il mio socio di M&S e' sposato con prole e tanti altri amici hanno fatto scelte simili.
Dimenticarmi dell'isola e' impossibile, semplicemente, rispetto al passato non e' piu' una priorita' assoluta.
Non provo neanche invidia per le decine di persone che, con M&S stiamo mandando in vacanza in ogni angolo della maggiore delle Antille
Il progetto e', come nei piani, tornarci a novembre ma....con molta calma, senza conti alla rovescia o stecche da consumare.
Il tempo passa e ci cambia, purtroppo o per fortuna.

martedì 11 luglio 2017

PRODOTTI E SERVIZI



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Seguo con un certo interesse ogni iniziativa imprenditoriale, di ambito limitato, che gli stranieri cercano di attuare nella maggiore delle Antille.
Potrei dire che ho visto cose che voi umani....ma preferisco discernere su cio' che realmente e' verificabile.
Credo, anzi quelli che hanno studiato credono che, fondamentalmente, ci siano due modi di fare impresa.
Vendere prodotti o fornire servizi.
Nel primo caso, relativo a Cuba, si invia o si reperisce in loco un prodotto e lo si rivende creando, o cercando di creare, profitto.
Nel secondo caso si fornisce un servizio che materialmente puo' non essere sempre identificabile ma che collabora a risolvere numerosi problemi.
Nel primo caso, onde evitare che il prodotto finisca occorre fare un minimo di magazzino col rischio, a volte, di deperimento del prodotto stesso dilatando anche i tempi del rientro dall'investimento.
Pero' e' anche vero che se un prodotto non ce l'hai....non lo vendi.
Nel secondo caso si fornisce il servizio unitamente quando viene richiesto.
Il primo caso e' piu' semplice; si vede una sedia che piace e la si compera.
Il secondo piu' particolareggiato, e' importante anche chi questo servizio te lo vende in prima persona.
Il prodotto e' sotto gli occhi, il servizio spesso lo devi raccontare.
Il primo caso puo' comprendere molti negocios, da Agua y Jabon del buon Savina, al paladar gestito da italiani, i piano bar ecc...
Il servizio puo' essere il volo, l'acquisto di visa y seguro, M&S CASA PARTICULAR CUBA  ecc....
Cose differenti con punti in comune.
Il prodotto lo vedi....la cosa non si presta molto ad interpretazioni, ne' ci vuole “amici avavavava”, il tipo che vendeva gioielli poi diventato idolo dei Fichi d'India, per venderlo.
Se ti piace e te lo puoi permettere lo prendi, altrimenti lo lasci li.
Il servizio invece dipende anche molto da chi te lo vende, da come te lo sa vendere.
Personalmente, almeno per l'ambito limitato che seguo, sono molto piu' dell'idea che, oggi, sia preferibile vendere un servizio, sopratutto se puoi farlo dall'exterior.
Cuba e' la destinazione finale ma....ci mette becco il meno possibile con tutti i vantaggi che questo comporta.
Niente burocrazia, niente menate, nessuna ruota da ungere ecc...
Se poi, come accade con M&S i cubani riesci pure a farli guadagnare allora e' il massimo.
Il prodotto, almeno nella Cuba di oggi, e' un bel problema.
Potrei iniziare citando gli innumerevoli problemi per il reperimento di alimenti con cui deve combattere chi gestisce un paladar.
SE vai per vie ufficiali....non li trovi, se...passi da dietro rischi che ti aprano il frigo e ti facciano un mazzo cosi'...no es facil.
Questo se parliamo di prodotti reperibili in loco ma se hai negozi, e qua' puo' tornare utile il discorso Agua y Jabon e devi riempirli di merce che arriva da fuori ci saranno anche le battaglie campali con l'aduana per riuscire a far sdoganare quello che arriva, battaglie che si vincono soltanto con buoni agganci e borsillo a fisarmonica.
Ogni volta che vado a Tunas non manco mai di portare una grossa fetta di parmigiano per il mio amico che ha la spaghetteria, cosi' fanno altri amici per fare in modo che, un piatto di pasta, sia fatto come u' signuruzzu comanda come farebbe dire a Montalbano il buon Camilleri.
Quindi, secondo me, non sono ancora maturi i tempi per aprire un negozio di prodotti che arrivano dall'exterior mentre non vale la pena farlo per prodotti nazionali, ammesso che te lo facciano fare.
Non a caso funzionano bene parrucchiere, barbieri, manicure mentre arrancano le attivita' commerciali legati all'artigianato che, probabilmente, vista la gran massa di turisti potrebbero viaggiare bene a La Habana o a Trinidad....non certo a Las Tunas.
La scelta e' presto fatta, infatti noi abbiamo percorso questa strada,  fornire servizi lasciando perdere prodotti.