sabato 26 maggio 2018

CACHORROS 1

Oggi argomento leggero, e' sabato.
Ogni tanto mi piace, in queste piccole storie che racconto, parlare dei nostri piccoli amici a 4 zampe.
Non ho idea di quanto questo possa interessarvi, ricordo pero' sempre che questo blog non rientra ancora in alcun protocollo terapeutico.
Spesso, durante il mio passaggio su questo pianeta, ho avuto al mio fianco dei cani.
In particolare negli ultimi 20 anni ho avuto prima una femmina di Akita inu, poi dopo un intervallo di 4 anni dalla sua morte, un Beagle la cui venuta e' stata una vera e propria benedizione.
Sono cose che solo chi possiede un cane puo' capire.
Non voglio usare il consunto luogo comune che “piu' si conoscono le persone piu' si amano i cani” ma....non ci siamo troppo lontani.
Fra l'altro di Birillo, il Beagle, non mi sento certo il padrone, semplicemente facciamo un po' di strada assieme, fino a che gli Orishas ce lo consentiranno.
Avere un cane non e' un gioco ma bensi' un impegno, se vogliamo vederla anche da questo punto di vista, un costo.
Se si decide di avere un cane occorre avere tempo da dedicargli, affetto da offrirgli e risorse da destinare al miglioramento della sua vita.
Il cane c'e' quando siamo a casa, andiamo a lavorare, facciamo le vacanze, ci fidanziamo, di sfidanziamo ecc...
Di dog sitter, fra i miei 3 viaggi a Cuba, le partite del venerdì con rientri notturni e le estati itineranti spendo, ogni anno, l'equivalente del pil di un paese del terzo mondo, ma va benissimo cosi'.
Soldi benedetti.
Allo stesso modo anche la mia vita cubana e' riempita dalla presenza dei nostri piccoli amici a 4 zampe.
Quando sono entrato a far parte della familia, in casa esistevano gia' 2 cockerine, una anzianotta e l'altra con frequenti crisi epilettiche.
Avere dei cani a Cuba e' diventata una sacrosanta moda, ma non si tratta di una cosa per nulla semplice.
Il suolo e' impregnato di batteri ed impurita' dannosissime per i cani, i veterinari sono poco preparati e quasi mai in possesso dei farmaci in grado di risolvere i problemi.
Poi ci sono i costi; una vacuna pentavalente oggi costa 12/15 cuc, non tutti i cubani possono permettersi una spesa simile per il piacere di avere un cane.
Tre anni fa portai a casa un cucciolo di pastore tedesco, sulla purezza della razza non mi giocherei la strada di casa ma, al final, chi se ne frega.
Il cachorro a cui lasciammo il nome che ci indico' la venditrice, Tifon, e' cresciuto ed e' diventato un cazzo di bestione che difende il grande patio di casa da qualunque cosa, non conosciuta, lo minacci.
Solo io lo porto in giro quando sono a Cuba, il boss e' sempre al lavoro mentre le donne di casa non sono in grado di farlo, in quanto ci sarebbe il rischio concreto di vederle volare via trascinate in giro dal bestione.
Il fatto di uscire poco lo ha reso un tantino incazzoso nei confronti di altri cani e di estranei.
La casa confina con la esquela del deporte, nel patio abbiano un grande albero di mango e uno di guanawana, quando il mango da i frutti gli affamatissimi ragazzini della scuola si arrampicano per coglierli.
Non oso pensare cosa accadrebbe se uno di quei pargoli cadesse nel patio, allora si che sarebbero casini grossi.
Un paio di gatti ci hanno provato e non sono piu' riusciti a raccontarlo in giro, Tifon e' cosi', come ogni cane di un certo tipo difende unicamente il suo territorio.
Nel frattempo una delle due cockerine, quella anziana ha tirato l'ala, resta l'altra che continua ad avere le sue crisi epilettiche, chissa' quanto durera' ancora...
Ad ogni mio arrivo a Cuba, appena Tifon mi vede mi salta addosso per farmi le feste, si ricorda di me, sono quello che lo ha portato via da un luogo non memorabile quando era cucciolo, che lo porta sempre a spasso, anche se oggi c'e' davvero da sudare a causa delle dimensioni raggiunte.
Visto che sono io a comprare i cani, ma e' poi la moglie del boss che li deve tirare su con tutti i casini per trovare il boniato e l'altro cibo che serve, ci ho messo un anno buono per convincerla ad accettare in casa un altro cane.
CONTINUA

giovedì 24 maggio 2018

LA FINE DI UN'EPOCA



Un anno e mezzo fa ci ha lasciati El Comandante en Jefe, dopo aver compiuto i suoi bravi 90 anni.
Ora, sempre a 90 anni, termina il suo percorso terreno Posada Carriles.
Ovviamente nessun parallelo, nessun paragone, nessuna comparazione e' fattibile fra un autentico Gigante della storia ed un assassino pezzo di merda.
Pero' e' evidente come la natura, col suo scorrere irrefrenabile, stia risolvendo un problema che gli uomini, con tutti i limiti che il genere umano si porta dietro, non hanno saputo risolvere.
Con ogni probabilita' proprio solo la dipartita fisica dei “vecchi”, da entrambi i lati del bloqueo, puo' aiutare a porre fine alla sanguinosa diaspora che ha diviso per decenni chi ha scelto di restare e chi di andarsene.
Voglio essere sincero fino in fondo.
Sono un piccolo imprenditore, un hombre de negocios, se domani mattina scoppiasse una Rivoluzione, (in questo misero paese, visto come siamo conciati, ci vorrebbe proprio) i rivoluzionari mi dicessero che la palestra, l'agenzia di animazione e quella che renta case a Cuba....dal giorno successivo passano di proprieta' dello stato...beh...e' possibile che non la prenderei proprio benissimo.
Se pero' fossi un operaio che lavora in tripli turni per 1200 euro al mese o una ragazza che per 600 euro si sbatte in un call center, sempre i rivoluzionari mi dicessero che con quei soldi con cui oggi arrivo a malapena alla terza settimana, sara' possibile vivere visto che non ci sara' piu' un affitto e che le utenze non costeranno un cazzo...beh...e' possibile che la reazione dell'operaio o della ragazza sarebbero differenti.
Quelli che se ne sono andati, indisturbati, dopo la fuga di Batista col forziere erano imprenditori, proprietari terrieri, mafiosi, tenutari di bordelli, gente al soldo della Cia, poliziotti assassini e via discorrendo.
Gente che, per ideologia e modi di vivere, sarebbe stata poco compatibile col regime nuovo.
I soldi li avevano portati via da Cuba prima che tutto crollasse, restavano le proprieta' che hanno continuato a rivendicare per decenni anche vivendo dall'altro lato del bloqueo.
Dall'altro canto i Barbudos, se volevano veramente cambiare le cose, dovevano fare tabula rasa di tutto cio' che era prima del loro arrivo, anche perche' francamente da salvare restava poco.
Quindi da un lato del bloqueo c'era chi sputava odio nei confronti di chi si era “impadronito” del loro habeo, mentre dall'altro c'era chi odiava quelli che se ne erano andati col bottino, lasciando il paese in brache di tela.
Non esisteva e non poteva esistere una via di compromesso fra posizioni cosi' distanti.
Ovviamente il terrorismo, gli attentati, la povera gente che ci ha lasciato la vita, Di Celmo...sono un'altra cosa.
Pero' e' chiaro che solo la fine del passaggio terreno dei protagonisti di questa epopea storica puo' chiudere il cerchio, non esiste un'altra soluzione.
La gusaneria di Miami ha esultato quando e' morto Fidel, oggi i milioni di fidelisti che vivono a Cuba...ma anche noi, esultiamo per la morte del pezzo di merda, anche se non avrebbe dovuto accadere in questo modo, ma molto prima ed in maniera differente.
Gli israeliani andarono a pinzare in giro per il mondo e a fare fuori, con tanto di sicari, tutte le menti che progettarono il massacro di Monaco alle olimpiadi, li eliminarono uno per uno.
Forse Cuba avrebbe dovuto fare lo stesso, anche se il contesto storico era completamente differente.
I vecchi personaggi uno dopo l'altro se ne stanno andando, oggi Cuba ha un Presidente, Diaz-Canel nato l'anno dopo la Rivoluzione, dall'altra parte c'e' Rubio, altro pezzo di merda ma di nuova generazione.
Per mettere una pietra sopra al passato e ripartire, nel rispetto della strada politica che un paese sovrano come Cuba ha scelto, occorre che il passato diventi davvero passato, per lasciare posto ad un futuro che, si spera, sia migliore.

mercoledì 23 maggio 2018

ATTO


Durante il primo dei due giorni che ho trascorso a La Habana sono stato testimone di un “Atto”.
Per “Atto” a Cuba si intende una manifestazione politica organizzata, ovviamente, dal governo.
Puo' trattarsi di una sorta di comizio o/e di un corteo (defile') come avviene ogni anno durante il Primo Maggio.
Come vi ho gia' accennato ero di casa in calle 10, che si trova in fondo al Vedado, praticamente alla fine di calle 23.
Gia' al mattino la parte finale della 23 era chiusa al traffico, stavano montando il palco per gli interventi che si sarebbero susseguiti nel pomeriggio.
L'occasione era il 57esimo anniversario del carattere Socialista de la Rivolucion, voluto da Fidel dopo un'attentato organizzato dalla Cia e dal dipartimento di stato statunitense.
Nei giorni in cui ero giu' c'era stata anche la Cumbre de Las Americas, dove Usa e Cuba se ne erano dette di tutti i colori, altro argomento che ha reso incandescente l'atto.
Ho una certa esperienza di queste manifestazioni maturata prima a scuola e poi col Partito nel servizio d'ordine, so come funzionano certi meccanismi, pero' a Cuba le cose si fanno in modo differente.
Intanto e' tutto transennato e ci sono migliaia di sedie.
Non tutti possono accedere nel punto cruciale della manifestazione, ho fatto alcune foto e vedrete che chi non era all'interno di un determinato meccanismo stava oltre le transenne.
I controlli c'erano ed erano anche abbastanza rigorosi.
Al mattino hanno montato il palco, proprio vicino ad una sorta di piccolo monumento con una scritta proprio in onore a questo anniversario dove, anni fa, mi ricordava Zuleima che gestisce casa Zule, el Comandante en Jefe cadde per la prima volta.
Molti ricorderanno quel giorno.
Insieme a coloro che devono montare il palco, ai tecnici, quelli che portano gli impianti e le sedie inizia ad arrivare un po' di policia.
Tocca ai cabalitos iniziare a chiudere le strade.
Nel pomeriggio ero in giro per cazzeggio, visto che l'evento mi sembrava interessante ho deciso di restare in zona per vedere come si svolgeva.
Nel pomeriggio sono iniziati ad arrivare i bus portando gente, suppongo lavoratori delle imprese statali, ma con loro anche tantissima gente che arrivava in auto, moto, mezzi pubblici, bicicletta e ogni mezzo di trasporto possibile.
La gente andava aumentando di ora in ora.
Ora se pensate a gente scoglionata costretta a sorbirsi il malloppazzo politico allora sbagliate di grosso.
Non so se siano obbligati, puo' essere, come e' possibile che se non vanno venga scalato loro un giorno di lavoro, oltre alla eventuale cattiva luce che puo' cadere sugli...assenti.
Credo piuttosto che, in frangenti simili, salti fuori la straordinaria capacita' cubana di riuscire a tirare fuori una fiesta da ogni situazione della vita.
Ho visto gente allegra, sorridente, che scherzava, faceva casino, si prendeva per il culo.
Gente con la schiscetta piena di cibo, altri che compravano ogni sorta di roba dolce o salata dagli ambulanti, altri ancora che aprivano i sacchetti con dentro la frutta e via discorrendo.
Visto che...e' meglio che ci vadano allora tanto vale passarla bene insieme agli amici, i colleghi di lavoro e le persone con cui si condividono molte esperienze.
Sono arrivati i lavoratori dell'Etecsa, altri dell'azienda elettrica, marinai e marinaie in sgargiante divisa bianca, medici e infermieri, trabajadores delle piu disparate estrazioni.
Prima dell'inizio dei comizi e' partito l'inno nazionale, come avviene solo a Cuba la gente in ogni calle laterale, in quelle centrali, sui balconi, ovunque fosse si e' fermata sul posto in rispetto della Bayamesa.
Persino il vostro umile scriba, poco avvezzo a manifestazioni simili, ha un po' raddrizzato la schiena.
Il tutto e' poi durato poco piu' di un ora, poi velocemente ognuno ha guadagnato la strada di casa propria.
C'era la cena da preparare...

lunedì 21 maggio 2018

VOGLIONO IL CAMBIO?



Da quando anni fa, per ragioni che ancora oggi fatico a ricordare, entrai nei social che parlavano di Cuba, ho letto centinaia di non memorabili scritti dove, italiani, auspicavano un cambio politico a Cuba “per il bene stesso dei cubani”.
C'era chi lo faceva per motivi politici e personali, avendo probabilmente perso tutte le battaglie possibili nel proprio paese, le battaglie che segnano il bene e il male di un'esistenza, questi personaggi si erano inventati nuove tenzoni per dare un senso al loro vivere quotidiano.
C'era chi odiava il Comunismo additando il nostro sistema di governo come la panacea che avrebbe risolto tutti i problemi; come siamo finiti noi e il nostro sistema di governo credo sia sotto gli occhi di tutti.
C'erano quelli che auspicavano un cambio perche' avevano subito rovesci, anche in questo caso personali, nella maggiore delle Antille, investendo Cuba della responsabilita' verso i propri fallimenti.
C'erano quelli che raccontavano balle, fingevano di volere un cambio per Cuba ma in realta', non solo speravano permanesse lo status quo, ma che addirittura che le cose peggiorassero, in modo che il quarto di pollo con cui “risolvevano” con le fanciulle tornasse di moda o aumentasse di valore.
Tutti, italiani col culo al caldo, auspicavano un cambio a Cuba come se ne andasse della loro strada di casa...
C'erano i cubane/i che vivevano all'exterior e c'erano arrivati/e (non tutti per fortuna) grazie al bollo, al temba di turno o alla tardona coi pruriti irrisolti che urlavano ad alta voce che Fidel era un crudele dittatore salvo poi, nel loro paese di adozione, frequentare unicamente compatriote/i hablando mierda di chiunque del paese ospitante gli arrivasse a tiro, rimpiangendo i bei tempi andati a Cuba.
Ma i cubani....gli 11 milioni che vivono sull'isola davvero vogliono che le cose cambino in modo radicale?
Fino a qualche anno fa, prima dell'avvento sull'isola di internet e delle zone wi fi, per carenza di informazioni molti pensavano davvero che sarebbe stato sufficiente lasciare Cuba per immergersi in un meraviglioso mondo.
Un mondo dove il denaro cresceva sui pioppi, si faceva fiesta tutto il giorno e tutta la notte, si era sempre in vacanza a fare shopping nei negozi di grandi marchi col il coglione di turno che pagava tutto senza battere ciglio.
Vedevano lo scemo del barrio che usciva dal paese rientrando 2 anni dopo pieno d'oro al collo, si chiedevano cosa avrebbero combinato loro, che scemi ritenevano di non essere, se mai fossero riusciti ad uscire dal paese.
Poi piano piano, hanno visto tanti rientrare con le pive nel sacco, hanno visto esaurite le rimesse con le quali potevano gozare circondati dai parassiti di turno.
Cuba permetteva loro di uscire, ma quasi nessun paese consentiva loro di entrare.
Quindi molti, ma direi anche moltissimi, hanno iniziato ad osservare che “tutto sommato a Cuba non si sta' poi cosi' male” la scuola e' gratuita, la sanita' e' quella che e' ma esiste, la libreta qualcosa risolve.
Certo “l'economia esta mala” ma questo lo dice anche il 99% degli italiani con cui entro con piu' o meno pertinenza sull'argomento.
Se a Cuba hai un buon lavoro, uno che ti da un salario discreto e ti consenta tutta una serie di benefit legali o meno oppure un' attivita' da cuentapropista che “da'” allora, mi dicono loro, Cuba e' davvero il miglior paese al mondo dove vivere.
Oppure una rendita, neanche grande, che arriva da chissa' dove.
Che poi governi Raul, Diaz-Canel o Cristiano Malgioglio e' irrilevante.
L'importante e' che ci sia el presupuesto per vivere, un po' di dinerito para hacer fiesta e la famiglia accanto.
I racconti davvero brutti di chi ha attraversato l'America latina per finire in mano a ogni sorta di delinquente nel tentativo di raggiungere l'Eldorado statunitense hanno fatto cambiare idea a molti.
Riuscire ad andare, oggi legalmente, negli Usa costa intorno ai 12/15 mila dollari, con quei soldi, se bene amministrati, a Cuba ci vivi per parecchio tempo, per questa ragione di gente che si straccia le vesti per un vero cambio politico che metta a rischio il poco o tanto che ognuno si e' conquistato, ne gira sempre di meno.
Questa e' la realta' dei fatti, il resto sono chiacchiere da bar, che possono essere divertenti ma non fanno mai giurisprudenza.

sabato 19 maggio 2018

TRAGEDIA




Oggi avevo in programma il solito pezzo leggero del sabato, nel fine settimana mi piace evitare argomenti troppo impegnativi.
Purtroppo la quotidianita’ e le tristissime notizie provenienti da La Habana hanno cambiato la mia gia’ non rigidissima programmazione.
La notizia del disastro aereo mi e’ giunta ieri sera poco prima che scendessi in campo coi miei Villans; un post di Tio Gigi sul gruppo whatsapp del blog e un messaggio di Simone Piras di Cubacenter mi hanno informato della tragedia.
Poi ieri sera ero a cena con la squadra, ho cercato di seguire le notizie , soprattutto di essere allegro coi miei amici ma la cosa e’ subito risultata complicata.
Cuba non e’ per me il pretesto per uscire dal triste anonimato hablando mierda del mondo, Cuba e’ il posto dove amo vivere, dove ho amici, affetti, sentimenti, emozioni.
Non e’, non sara’ mai un posto qualunque.
I voli interni…
Chi segue il blog sa che, da anni, manifesto la mia totale assenza di fiducia nei confronti di quelle tratte spesso raggiunte con velivoli di fortuna, in condizioni di sicurezza che definire precari e’ un eufemismo.
Viazul e tur per tutta la vita, malgrado le ore da aggiungere ai voli intercontinentali e gli sbattimenti assortiti.
Presi una volta, parecchi anni fa, un volo interno da Santiago a La Habana, ricordo un aereo fatiscente, malgrado avessi il posto assegnato la hostess mi disse che potevo sedermi dove volevo, come sul tram…
Mi basto’ quel volo per decidere che non ce ne sarebbero stati altri, a quella decisione mi sono sempre attenuto.
La situazione de la Cubana de Aviacion e’ nota, contrariamente a quanto scritto un paio di mesi fa da qualche parte i voli interni, malgrado i pochi aerei disponibili, non sono mai stati sospesi.
Quando ad aprile arrivai a La Habana, chiesi al taxista che mi stava portando al terminal Viazul se la notizia dell’interruzione dei voli fosse vera, mi rispose che la settimana prima, con la famiglia si era recato per qualche giorno di vacanza a Santiago.
Quindi i voli ci sono sempre stati, quello di ieri era proprio uno di questi.
Un aereo di una sconosciuta compagnia messicana, rentato per la tratta, visto che a causa del bloqueo mancano i ricambi per quelli che si rompono.
Il bloqueo esiste, solo 3 giorni fa ho ricordato ad un ticinese che stava per bonificarmi una commissione, di non usare la parola “Cuba” nella causale altrimenti il loro sistema bancario avrebbe bloccato la transazione, come e’ accaduto altre volte.
Non ci sono molte altre cose da dire, a nome mio, di tutti i partecipanti e i lettori di questo blog posso solo esternare alle famiglie di chi ha perso la vita il piu’ profondo senso di cordoglio.

giovedì 17 maggio 2018

LA LADRONA


Oggetto: Por su seguruidad, Atencion a esta persona!!!
Messaggio: Estimados Senores, me permito senalar a su atencion el nombre de una muchacha de Baracoa que se llama Adais Real Ramirez de la cual adiunto a esto correo el carnet de identidad. Esta muchacha, pido disculpa por las palabras, es una prostituta y jinetera profesional ya conocida por las Autoridades de Policia de la Ciudad de Baracoa. El costumbre de esta muchacha es de robar a su acompanantes ocasionales o novios de vacacion con quien se ella alquila en hoteles o casas de renta particulares en diferentes ciudades del Pais. Es cierto que tengo todas las evidencia de lo que estoy comunicando a ustedes, habiendo sido una recente victima de la actividad de la senorita Real Ramirez, evidencias que estan en camino de ser presentadas a la Policia de Baracoa. Me permito entonces de aconsejar a ustedes, con el objetivo de salvaguardar la reputacion de vuestro hostal y la seguridad y tranquilidad de vuestro estimados clientes de no permitir a esa muchacha de alojarse en vuestros hostales. Esto es un consejo humilde mas sincero y muy respetuoso, yo nunca desearia a nadie la fea aventura que recientemente pasò a mi con esta persona. La muchacha con sus acompanantes a veces viaja por la Isla en diferentes ciudades, l'Habana sobretodo in ese periodo y otros llugares de vacaciones y otras mas. En este periodo esta de viaje con su nuevo novio/cliente cubano/ holandes por ejemplo. Ella es muy conocida por las Autoridades de la Policia de Baracoa y Guantanamo, por eso a menudo por su "actividad" se alejanta de estas ciudades. Desafortunadamente no pude contactar los Hoteles Castillo y Puerto Santo de Baracoa porqué no logré de buscar un correo electronico. Muchas gracias por su atencion. Le saluda atentamente. Un amigo sincero y un visitante asiduo de Cuba  un sincero amigo de este maravilloso pays.
Abbiamo ricevuto questa mail sul correo di M&S Casa Particular Cuba qualche giorno fa.
Non si tratta di un nostro cliente, trattasi di tal Luke di non precisato paese che, probabilmente, si e' preso la briga di scrivere a tutte le agenzie come la nostra per metterci a conoscenza della questione.
L'argomento e' noto, antico e fastidioso ma sono cose che, nella maggiore delle Antille, possono capitare.
Quasi sempre capitano per la mancanza di prudenza nostra, il dimenticarsi che si e' in un paese straniero a 9000 km da casa.
Non si tratta di viaggiare sempre rasenti, ma semplicemente di mettere in atto quelle poche manovre di prudenza che utilizziamo quando siamo nel nostro paese.
Se giro per S.Salvario o per la Falchera a Torino non lo faccio col collo coperto d'oro, non capisco perche' in un barrio periferico di Santiago dovrei comportarmi diversamente.
Con M&S abbiamo avuto un solo problema simile, o meglio uno solo ci e' stato segnalato perche' si tratta di cose di cui non si parla mai volentieri.
Un anno e mezzo fa inviai il figlio di una signora che viene in palestra, con 2 amici, in una casa al Vedado che all'epoca si affittava per intero senza duena presente.
Ragazzetti di 20 anni probabilmente alla prima uscita seria di casa.
Ovviamente bocconcini troppo prelibati perche' qualche troione non li arpionasse sul Malecon e una volta a casa loro non facesse cadere qualche pasticchetta nel refresco.
Risultato; una parte dei soldi spazzolati, cellulari, macchina fotografica ecc....
I ragazzi sbacaliti e mezzo rincoglioniti buttati sul letto, la porta aperta ed il vicino che avviso' la padrona di casa del misfatto.
Ragazzetti....anche se non doveva succedere, e' comprensibile che sia accaduto, la gnagna provoca disastri in gente ben piu matura.
E qua' veniamo ad un mio conoscente siculo a Tunas, mi pare 3 anni fa.
Il tipo e' abituato a girare nottetempo per la citta' raccattando quello che...resta disponibile dopo una certa ora, non parliamo neanche piu' di saldi ma proprio di rimanenze di magazzino.
Anche lui era in una casa senza duena...se ne porta a casa un paio di fuori Tunas, parliamo di un tipo con 30 viaggi a Cuba, non del pischellino di turno.
Solita pasticchetta e spazzolati 600 euro oltre al telefono e tutto il resto.
Lo trovo il giorno dopo completamente rincoglionito sulle panchine del parque, cerco di farmi spiegare cosa era successo, ci riesce a fatica.
Partivamo alla sera col volo da Holguin, per fortuna aveva gia' pagato la casa, gli do un passaggio con la macchina che mi portava in aeroporto e gli metto in mano 20 cuc per le ultime cose.
Lo aiuto al check perche' neanche riusciva a parlare...
Non l'ho mai piu' visto a Tunas, magari e' venuto in periodi in cui io non c'ero.
Ogni testa e' un piccolo mondo ma mi chiedo perche' portarsi in casa una conosciuta 2 minuti prima in strada, senza averci bevuto insieme qualcosa, aver fatto 2 chiacchiere, verificato che trattasi di persona decente, condividere un minimo di chimica e via discorrendo.
Perche' dovere andare a pisciare col portafoglio sotto l'ascella lasciando la porta aperta per vedere che la tipa non si fotta di tutto?
Personalmente non ho mai avuto alcun problema, ma a casa mia ci viene solo chi dico io, la rumenta rimane fuori.
Non capisco questa passione per le case non controllate, la duena anche se non punta si prende sempre tutti i dati del carne', se succede qualcosa si sa chi andare a pescare.
E' sufficiente un po' di prudenza per evitare che una bella vacanza si trasformi in qualcosa di molto, molto meno divertente.

mercoledì 16 maggio 2018

ABUELAS


Risultati immagini per abuela cubana

Fidel, al momento della sua dipartita terrena, ha lasciato come precise indicazioni ai posteri il rifiuto del culto della personalita'.
Nessuna statua, nessun monumento, nessuna calle o avenida dovranno essere dedicate alla sua memoria.
Ci sono pero' personaggi che meriterebbero queste onorificenze, magari non postume.
Parlo de Las Abuelas.
Una delle piu' gloriose ed antiche istituzioni cubane, meritoria di ogni tipo di riconoscimento non fosse altro per la valanga di denaro che ha saputo calamitare verso Cuba dall'exterior.
Chi non ha mai ascoltato, da parte della procace fanciulla di turno, la storia dell'abuela enferma?
Quante volte ci siamo trovati di fronte a racconti di misteriosissime patologie, quasi mai presenti in natura, per giustificare la classica e inevitabile richiesta di “aiuto umanitario” ?
Di riffa o di raffa la abuela, normalmente sana come un giovane storione, un minuto dopo che noi iniziavamo la frequentazione della nipote, si ritrovava enferma a letto in casa o in ospedale afflitta da solo lei sa cosa.
Quanti quattrini hanno preso la via di Cuba per questa ragione...
La abuela o los abuelos hanno svolto e continuano a svolgere una funzione sociale irrinunciabile all'interno della societa' cubana.
In molti casi fanno le veci dei genitori...scomparsi.
Una fanciulla conosce un cubanito, visto che con la storia dei condom (giustamente!) rompono le palle solo a noi, ma non ai cubani, dopo poco rimane incinta.
Partorisce, il padre sparisce senza colpo ferire, lei prima tenta di fare la madre ma poi conosce un altro cubano, magari con gia' dei figli suoi e sparisce con lui.
A chi tocca tirare su il pargolo?
La Abuela.
La povera abuelita quasi sempre con le sue sole forze economiche, perche' sia la madre che il padre o si limitano al minimo sindacale o neanche quello, deve occuparsi en toto dell'educazione e della crescita della creatura.
E' vero che, vista la precocita' che ammanta tutti i rapporti personali a Cuba, la differenza di eta' non e' paragonabile alla nostra ma comunque, in natura, esiste un eta' per ogni cosa.
C'e' l'eta' per fare il genitore e poi quella per fare il nonno, fare confusione non sempre puo' risultare saggio.
Anche senza soluzioni cosi' drastiche, centinaia di volte sono uscito con fanciulle che avevano dei figli, alla mia domanda sul chi se ne stesse occupando in quel momento mentre erano con me, la risposta e' sempre stata la stessa.
Esta con mi mama”.
La Abuela.
Se non ci fosse stata la vecchiarilla la fanciulla non avrebbe potuto uscire e tornare col...dovuto, parte del quale serviva proprio per ricompensare l'abuela per il servizio svolto.
Se la fanciulla ha un lavoro regolare chi guarda la piccola tutto il giorno?
Sono cose che accadono anche non lontano dalla mia familia di adozione cubana, quindi parlo con cognizione di causa.
I nonni sono diventati una istituzione Santa anche in Italia.
Una famiglia ha figli, per riuscire a tenere in piedi la baracca entrambi i coniugi devono lavorare, chi pensate che si occupi dei pargoli prima che vadano a scuola o durante il periodo estivo?
Per non parlare del fatto che, oggi, la pensione del nonno, a volte unica entrata sicura, serve per aiutare un bilancio economico famigliare spesso traballante.
Non sono cose solo di oggi, il vostro umile scriba e' stato tirato su da una nonna mentre entrambi i genitori lavoravano.
Come vedete, cambiano i continenti, le culture, le situazioni economiche, i modi di vivere ma i nonni/abuelos restano un mattone fondamentale di ogni societa'.
Spesso si tende a relegarli ad un ruolo di puro ricordo, come se fossero dei poveri rincoglioniti da sopportare ma il loro aiuto, sopratutto oggi dove tutto e' diventato maledettamente complicato, e' fondamentale per l'economia di una famiglia.

lunedì 14 maggio 2018

DESAJUNO


Il desajuno, quando siamo a Cuba assume un aria di maggiore importanza rispetto a quando siamo da questo lato del bloqueo.
Sugli italiani e la nostra colazione “sbagliata” si potrebbero aprire dibattiti infiniti; e' fattuale come nei paesi nordici ed anglosassoni el desajuno sia considerato il pasto principale della giornata.
Concetto esatto, si ha tutto il giorno davanti, giorno che va affrontato con le giuste energie, anche per evitare poi di sfondarsi nei pasti successivi.
L'italiano desajuna con cappuccio e brioches, pranza sul lavoro come puo' e poi si sfonda di sera, quando quasi tutto quello che ingerisce viene metabolizzato dal corpo in modo non del tutto funzionale.
Avendo lavorato per oltre 30 anni nei villaggi turistici di mezzo mondo ho fatto mio il concetto di “colazione americana”, senza il bacon.
Di conseguenza anche oggi, che la mia vita e' diventata (per ora) piu' stanziale, la mia colazione e' fatta di cappuccino e un panino salato, quasi sempre al prosciutto.
Non mi crea problemi mangiare salato al mattino, anzi lo ritengo un modo per iniziare bene la giornata, anche per questa ragione ho fatto in fretta ad abituarmi al desajuno cubano.
Non vi devo spiegare nulla, sapete di cosa parlo, un desajuno fatto di una tortilla con 2/3 uova, magari arricchita con jamon y/o queso oppure di cipolla.
Il tutto accompagnato dall'immancabile cafe', jugo natural o batido, frutta fresca e altre cose simili.
Per molti italiani non e' stato facile abituarsi a tutto questo cibo di prima mattina, pero' se durante la giornata si e' in giro con quel clima e' bene muoversi con la barriga piena, in modo da smangiucchiare qualcosa durante il giorno per poi dedicarsi ad una buona cena in un bel locale, possibilmente in gradevole compagnia.
Negli anni ho un po' limitato questo gran mangiare mattiniero, anche perche' mi capita spesso di andare a correre.
Dopo il doccione non e' che mi smorzi un pittito lupigno come il Maestro Camilleri farebbe dire al commissario Salvo Montalbano.
Sopratutto ora che vivo in una normale casa cubana, quando mi sveglio e' facile che non ci sia nessuno, quindi mi devo in qualche modo organizzare.
Nel frigo faccio in modo che non manchi mai buon formaggio del monte, quello buono non la plastica camuffata, unitamente a quel prosciutto che arriva dagli hotel di S.Lucia, coi pezzetti di finocchione, che un amico mafioso mi vende ad ogni viaggio.
Quindi un panino jamoy y queso e cafe' oppure se non ho molta fame cafe' con batido.
Ora, almeno a Tunas, c'e' il problema di reperire frutta fresca visto che hanno chiuso tutti i chioschetti che la vendevano.
Durante il mio ultimo giro a La Habana ho voluto pero', almeno per una mattina, tornare a fare l'italiano.
Dopo 2 settimane di quel tipo di colazione volevo un qualcosa di differente, evitando pero' quel locale sotto il Capitolio infestato da connazionali cismosi.
Come vi ho gia' raccontato ho trovato un localino, credo nuovo, in calle 23, dopo Presidentes andando verso la Rampa.
Le foto mostrano il cappuccino (chiedetelo sempre senza la maledetta cannella) e i dolci disponibili.
C'e' poi anche un frigo uguale a quelli che troviamo da noi dove e' possibile trovare tiramisu, profiterol, crema catalana ed altre prelibatezze.
Il costo e' di 3 cuc per un cappuccio e un dolce ma ne vale la pena, sopratutto se vuoi un qualcosa di differente rispetto alla classica colazione cubana.
Tornando al desajuno classico i costi ad oriente sono di 3 cuc mentre a La Habana, solitamente si parla di 5 cuc.
Ci sono poi le case de renta che ti offrono la scelta, ad esempio da Gabriele in B&B Central Havana puoi scegliere fra un desajuno da 3 e uno da 5 cuc a seconda della fame che ti ritrovi a dover affrontare.
Solitamente e' un bel mangiare con alimenti freschi, ben preparati e serviti come si deve.
Buona colazione a tutti!


sabato 12 maggio 2018

ROMA CLUB CUBA

Roma Club Cuba

ALESSANDRO ZARLATTI / IL BELLO DELL'AVANA
Sta lì da mesi. Gli giro intorno. Ogni tanto lo osservo con la coda dell'occhio ma poi faccio finta di guardare altrove. Mi avvicino e scappo. E' una lista molto lunga che subisce modifiche quasi quotidiane, aggiunte, cancellazioni. Mentre lui è lì, paziente, che mi guarda de mesi pronto ad essere svolto. Non è mai il momento giusto, come quello per iniziare una dieta o per smettere di fumare.
A volte mi dico: "Adesso, adesso è il momento, abbiamo vinto e perciò sull'onda d'euforia..." Altre volte è esattamente il contrario: "Ecco, proprio dopo una sconfitta così potrebbe essere utile parlarne, ritrovare tutte le ragioni di questa passione...". Ecco, invece oggi, in questa terra morta, tra una vittoria leggendaria (eliminazione del Barcellona) e questa sconfitta cocente (il solito Liverpool) penso che abbia un senso togliere dalla lista d'attesa questo tema e svolgerlo: Il Roma Club Cuba. Quando vivi lontano dalla tua città e non sei Tiziano Terzani che soffoca ogni malinconia con un bel saluto al sole o con la posizione dell'albero, il club calcistico per cui fai il tifo assume dimensioni interiori molto più grandi del normale. Una specie di neoplasia che ti cresce dentro e che chiede solo di essere agita attraverso cori leggendari, memorie da curvaroli, anatemi, giri linguistici dialettali che non sarebbero chiariti neanche da una nuova versione della stele di Rosetta. Si diventa più romani ancora, si affonda in questo gorgo irreale fatto di sovrapposizioni continue: i filetti di baccalà di viale Trastevere che sorpassano Renato Portaluppi e le mille troie che ha frequentato in un annetto scarso; quel gol commovente di Dibba in Roma Avellino e il complicato inserimento a Roma di Rogelio Vagner che per sei mesi ha mangiato soltanto banane; Giuliano Musiello che viveva in roulotte e il coretto indimenticabile dedicato ad Ottavio Bianchi che faceva così: "Ottavio Bianchi pelato, la Roma c'hai rovinato, è solo colpa tua, elimortacci tua!".
Tutto questo (e molto, molto di più) avviene qui, a Cuba, ai Caraibi, lontano da tutto, nel Roma Club Cuba. Per me è il vero valore aggiunto del vivere all'Avana. Dico davvero. Non so come avrei fatto senza di lui. Mi sarei ficcato in qualche hotel a vedere le partite della Roma e a rovinarmi la salute facendo finta di essere sportivo riconoscendo le ragioni degli avversari. Avrei dovuto sostenere conversazioni sul calcio con cubani che, li adoro, non me ne vogliano, ma di calcio non capiscono nulla. Al Roma club Cuba siamo romanisti. Ed è quello che conta, quello che basta. Fabio, il presidente e il padrone di casa, di gran lunga il più malato romanista a queste latitudini, apre ogni volta le porte della sua casa per ricevere questa orda di malati. Orari pazzeschi, dei fantastici Roma-Crotone alle sei del mattino di domenica, dei Sassuolo-Roma surreali, facce cispose, lunghi silenzi e poi tutti uniti in un insulto convinto a Juan Jesus. Certe volte, quando nessun canale trasmette la Roma, finiamo per vedere tutti insieme quella trasmissione immonda di Rai International che è la Giostra del gol condotta da figuri che ognuno di noi credeva morti negli anni 70. Non importa, si tifa sempre e, anzi, diventa l'occasione per affondare il coltello nei ricordi più impolverati: tronconi di interviste lontanissime mandati a memoria;  formazioni impresentabili eppure presentate per campionati interi; scoop, pettegolezzi. Siamo tutti molto diversi, facciamo cose diverse qui a Cuba, ma è l'aspetto meno importante. E' il bello di una situazione così. C'è uno zoccolo duro di una quindicina di persone, romanisti stanziali irriducibili, e poi visite di romanisti in viaggio che non riescono a credere ai propri occhi quando atterrano in questo pezzo di Olimpico tropicale. Si grida, si soffre, si fuma, si mangiucchia, si esulta come pazzi e alla fine, quando si vince, Lando Fiorini ad altissimo volume con il suo strepitoso "Semo Romani, ma romanisti de più...". Non c'è niente da fare, puoi andare ai Caraibi, in Australia, sulla luna, ma ti mettono due note di Lando Fiorini e stai lì con le lacrime agli occhi, sciarpa aperta, insieme a una dozzina di tuoi coetanei, imprenditori e professionisti rispettati, a cantare a squarciagola come non ci fosse un domani. Non so cosa sia. Credo sia inspiegabile. Credo riguardi soprattutto quelle squadre che hanno una forte identificazione con una città. Roma, Napoli, Genoa, Fiorentina, Milan, Torino. La squadra diventa identità e i ricordi non sono più ricordi soltanto di un club calcistico ma di una città, di un modo di essere al mondo. Da questo punto in poi è difficile tradurre in parole. Lo sappiamo noi che vuol dire. Quanto ossigeno ci dà quel Roma Crotone. Quanto è importante stare lì tutti insieme per la partita “fondamentale” col Benevento. Risentiamo tutti, ognuno a modo proprio, l'odore di tabacco delle gradinate, le battute volgari di qualche genio dell'infanzia, nostro padre, nostro fratello, risuoniamo tutti di cose banali, da niente, dello speaker degli anni 80 che gracchiava "Per l'arbitro distratto, per il vicino che scoccia, Bernabei, il primo ottico del corso...", o l'intervista di Agostino che diceva "vogliamo entrare in porto con il vessillo". Quante volte l'ho ripetuta nella mia testa quell'intervista? Mille, duemila volte? E Totti, e il principe, e il barone, e il bomber, e il divino. In quella cucitura indivisibile tra Roma e la Roma. Non finiremo mai di tesserla. Neanche qui, al Roma Club Cuba. Partita dopo partita. Fino alla fine. 
----------------------------------------------------------------------------- Chi non ha trascorso lunghi periodi fuori dall'Italia difficilmente riuscira' a comprendere in pieno il senso vero dello scritto di Zarlatti.
A me e' capitato, durante il mio variegato percorso lavorativo e umano, di trascorrere anche 7 mesi fuori dal mio paese.
Su questo blog non ci facciamo mancare nulla quando si tratta di mettere in evidenza i problemi, le manchevolezze ma direi pure gli squallori che oggi attraversano la penisola.
Pero' quando vivi all'estero, per quanto bello ed accogliente possa essere il tuo paese d'adozione, la tua italianita' esce fuori prepotentemente.
Non solo, sei orgoglioso di essere italiano molto ma molto piu' di quando in Italia ci vivi.
Forse proprio perche' non ci vivi.
Ti attacchi alle cose che piu' ti mancano, fra queste non c'e' sicuramente la “Patria” nell'accezione che viene data oggi a questo termine, ma bensi' a quelle cose che marcano profondamente il tuo essere italiano.
Fra questa, ovviamente oltre al cibo, c'e' il calcio.
Tifare una squadra e' un qualcosa che ti riporta all'infanzia, quando andavi allo stadio o col padre o con gli amici e i loro genitori, se al tuo di calcio non fotteva nulla.
La prima maglietta granata con dietro il nome di Pulici, la prima bandiera, lo scudetto del 76/77, le varie Coppe Italia, la finale Uefa col Mondo che alza la sedia in faccia al mondo.
Come ha scritto Alessandro ci sono squadre che sono il cuore della citta', squadre che ti ricordano il luogo da dove provieni, dove sei nato, le tue radici, cio' che sei stato.
Certo dovessi vivere in pianta stabile a Tunas probabilmente non farei comunella con altri italiani per andare a vedere le partite, ammesso e non concesso che ci siano torinisti.
Nella mia citta' sopravvive un turismo anziano, gente che vede Cuba come ultimo approdo; casa-panchine del parque-casa.
Non e' una critica ma solo una constatazione.
Zarlatti invece parla di una comunita' italiana avanera fatta di gente che lavora, ha una vita normale, una casa, degli affetti.
Un po' come noi Villans che senza S-Ventura ci saremo senz'altro ritrovati a casa di qualcuno, in estate, per vedere le partite dei mondiali davanti a 2 spaghi e una birretta fresca.
In pratica Alessandro parla di una piccola fetta di Italia, anzi di Roma, trapiantata a Cuba in pianta stabile.
Amici con cui condividere serate, uscite, interessi, gente con figli da crescere, mogli da gestire, case da aggiustare, una vita che non e' solo di passaggio ma rappresenta l'approdo per il futuro.
Ecco in questo caso e' un italianita' differente, da coltivare gelosamente, magari proprio attorno alla propria squadra di calcio che, a differenza di un'idea politica, non si deve cambiare mai ma ci deve accompagnare per tutta la vita.
In Italia od ovunque siamo.

giovedì 10 maggio 2018

FRUTTA E VERDURA



Ve ne avevo parlato a tempo debito.
Un paio di anni fa, a seguito di sacrosante e reiterate proteste della popolazione riguardanti il rincaro dei prezzi di frutta e verdura, il governo aveva deciso di intervenire.
Quando, a Cuba, il governo e le autorita' intervengono lo fanno sempre in modo pesante.
Il problema dei rincari nasceva, come in altre parti del mondo, dal numero eccessivo di mani in cui il prodotto passava, ad ogni “cambio di mano” il prodotto subiva un rincaro fino ad arrivare, nei mercati, ad un prezzo assolutamente fuori dal controllo di chiunque.
Si era arrivati, in una provincia agricola come Las Tunas, a pagare i pomodori anche 20/25 pesos alla libbra.
Quasi due euro al kg....con quei salari...
Oltre a questo c'erano delle verdure che, semplicemente, erano sparite, cito fra tutte le patate.
La papa, quella piccola patata gialla che si trova a Cuba e che oramai dovevi scovare al prezzo della carne da improbabili commercianti, che te la spacciavano come neanche un puscher professionista.
Non scherzo, un paio di anni fa, in un mercato ora fatto chiudere vicino alla linea, dovetti andare a un banco a chiedere “limoni”, perche' mi era stato detto che la tipa aveva papa ma che bisognava chiedere....limoni.
Roba da fare impallidire Le Carre'.
Le patate...che da noi sono uno degli alimenti piu' a buon mercato, non a caso quando vogliamo indicare una cosa che costa davvero poco usiamo dire che ha “il prezzo delle patate.”
Comunque lo stato, in questo caso ha fatto davvero sul serio, raggiungendo lo scopo di calmierare i prezzi, facendo pero' chiudere attivita' zonali come chioschetti e case dove si vendeva frutta e verdura, obbligando la gente, in un paese con grossi problemi di trasporto, a scammellare in giro per la citta' per recarsi nei pochi mercati statali e fare delle code devastanti per riuscire a riempire la borsa.
Per prima cosa hanno intimato ai chioschetti di chiudere, ero presente quando 4 policia e altrettanti tipi con dei martelloni ne tumbarono uno proprio vicino a casa nostra.
Poche storie, pochi cazzi, martellate e tirato giu'.
Quelli che vendevano in casa, con delle finestre aperte sulla strada dove piazzavano la mercanzia sono stati fatti chiudere, per un po' hanno continuato a farlo di straforo ma poi sono arrivate sanguinose multe e todo se acabo'.
Peccato perche' riuscivi a comprare, magari caro, cio' che ti serviva proprio all'angolo di casa tua.
In pieno centro lo stato ha aperto un grosso mercato agricolo, la feria nei fine settimana si riempie di guajiros che vendono frutta e verdura, il mercato del Mambi', anche questo non lontano da casa, e' in fase di ristrutturazione e sono stati creati altri mercati, rigorosamente statali per la vendita di questi prodotti.
Sicuramente il tutto risulta piu' scomodo ma i risultati dal punto di vista economico sono innegabili.
I pomodori ora li trovi a 5/8 pesos la libbra, le patate si trovano, quando si trovano, a 10 pesos e via discorrendo.
Poi ci sono sempre ambulanti, in bicicletta o con carretti improvvisati che passano per le vie a vendere verdure, ma lo fanno a loro rischio e pericolo.
C'e' anche da dire che per quanto riguarda la frutta la situazione si e' complicata, a volte si fatica a trovare perfino la fruta bomba o la guajaba che pochi anni fa ti tiravano dietro.
Il tutto oggi passa sotto le grinfie della distribuzione statale, che da un lato ha raggiunto lo scopo di calmierare i prezzi, ma dall'altro ha reso tutto piu' complicato e lento.
Tutto cio' solo per frutta e verdura; il pane continuano a vendertelo gli ambulanti che lo comprano nei panifici e poi te lo portano, un po' piu' caro, fin sotto casa.
Stesso discorso per chi vende i pastel.
La carne la trovi ancora, col suo bel corollario di mosche attorno nei vari chioschetti che, a differenza di quelli di frutta e verdura, non sono mai stati toccati.
Carne di puerco sempre a 20/25 pesos leggermente piu' cara quella di res che, ovviamente, ti puo' arrivare a casa... soltanto tramite altri canali.

mercoledì 9 maggio 2018

LOCALI


Durante questo ultimo giro ho frequentato qualche locale sia a Las Tunas che a La Habana.
Intanto posso dire che i locali “italiani” di Las Tunas sono pericolosamente scesi di numero, anche quelli rimasti tentano faticosamente di remare controvento, sopratutto ora che e' giunta la temuta baja temporada.
Il buon Mario trasferira' il locale in quella che e' stata la renta della sua ex moglie, praticamente dove lui vive.
Sicuramente in una posizione meno prestigiosa rispetto a dove e' ora, gli ho sconsigliato di farlo ma lui preferisce casa e bottega vicine.
Ha calcolato di perdere un buon 30% di clientela, quella di passaggio, ma visto che gli entra una pensioncina dice che va bene cosi'.
Credo voglia vendere l'attuale attivita' per rientrare dei costi che dovra' affrontare per approntare il nuovo locale, posso solo come sempre fargli i migliori auguri.
La Romana ha chiuso da tempo, fuori c'e' un cartello dove si annuncia che si vendono cachorros...
Vi avevo detto di quella piccola cioccolateria gestita da un italiano che aveva chiuso, in realta' e' stata fatta chiudere perche' non era a norma con le attuali norme in materia di vivienda, fuori c'e' un cartello con riapertura in febbraio...siamo a maggio.
Altri locali “italiani” hanno dimezzato o comunque ridotto il personale, la baja temporada si fa sentire e la matematica non e' mai un'opinione.
Forse erano partiti volando un po' troppo alto, piu' probabilmente le cose le puoi prevedere a priori fino ad un certo punto.
Quando apri ed inizi a lavorare e' il momento in cui ti accorgi dei problemi che devi affrontare.
In palestra io posso sistemare le macchine in un certo modo, ma e' solo quando ho parecchia gente che si allena che posso constatare se la sistemazione da me scelta e' funzionale oppure e' meglio cambiarla.
In corso d'opera si vedono i problemi, mai prima.
A La Habana malgrado la temuta baja temporada, i locali sono ben frequentati, sopratutto da cubani.
Ho fatto colazione, come vi ho raccontato, in una cafeteria che non aveva assolutamente nulla da invidiare ad una delle nostre sia come qualita' del servizio che come arredi.
Ho anche pranzato in una specie di ristorante dove proponevano oltre che piatti freddi anche dei fantastici panini, anche in questo caso tavolini all'aperto su calle 23, ottimo servizio, cameriere sorridenti e carine, un jugo naturale buonissimo ed un panino che, anche in questo caso non aveva nulla da invidiare a quello che troviamo in una buona panineria di livello in qualche nostra citta'.
Paninazzo, 2 succhi naturali, ottimo gelato 8,50 cuc.
Lasciamo stare la Cuba di un tempo, i locali dove non c'era la salviettina di carta, dove il bagno era un buco senz'acqua e cose simili.
Sono situazioni legate al passato, La Habana ma direi anche buona parte della Cuba di oggi raccontano storie differenti.
Ci sono ottimi ristoranti anche nella capitale che propongono pranzi e cene a menu' fisso a 10/15 cuc, locali dove mangi bene e dove, se hai il vizio di riempirti come un otre, vizio tipicamente cubano che molti stranieri hanno fatto loro,lo puoi soddisfare.
Finita l'epoca dei panini di plastica nei rapiditos, delle cameriere scazzate, del cliente che se non era un fastidio ed un problema non era neanche una sacrosanta risorsa.
Oggi ti accoglie o una camerierina sorridente o il dueno stesso, come e' capitato dove ho fatto colazione, che ti spiega come sono fatti i vari dolci e quali sono gli ingredienti.
Parliamo di locali che sono costati decine di migliaia di cuc, soldi che non provengono da Marte e che vanno fatti in qualche modo fruttare.
Certo i costi non sono quelli a cui sono avvezzi i turisti da 8 cuc al giorno di renta, quelli che spendono 50 pesos per cenare.
E' una Cuba non dico per il riccone ma per il turista normale, quello che gira il mondo e che sa bene che la qualita' ad ogni latitudine ha il suo costo.

lunedì 7 maggio 2018

CAMBIARE DENARO

 Risultati immagini per soldi cubani

Ogni viaggiatore degno di questo nome, a meno che non viva d'aria o abbia a disposizione un deposito di denaro come Zio Paperone, ha l'obbligo di verificare quanto vale la propria moneta in giro per il mondo.
Come suppongo facciate tutti (tutti quelli che viaggiano...non chi guarda gli altri viaggiare...) a cadenza periodica, quando sono in Italia controllo il cambio per sapere se avro' qualche spicciolo in piu' o in meno da spendere durante la prossima vacanza.
Non che la cosa incida piu' di tanto, il mio budget rimane inchiodato sui 70/80 cuc al giorno, questo a prescindere da tutto.
Decisi di acquistare la casa quando il cambio oscillava fra 1.35 e 1.40, una situazione cosi' favorevole non si e' piu' ripetuta e non si ripetera' piu'.
Oramai ho preso l'abitudine, ad ogni fine viaggio, di rientrare con 150/200 cuc e qualcosa anche in MN in modo da averli pronti per il viaggio successivo.
In questo modo non perdo tempo a fare code in aeroporto al mio arrivo ed evito un cambio, come avviene in ogni scalo al mondo, sicuramente non favorevole.
Vado in banca solitamente il giorno del mio arrivo, cambio praticamente tutto cio' che mi serve per la vacanza, senza troppe menate sul quanto la divisa possa oscillare un giorno piuttosto che un altro.
Al limite gli ultimi giorni ricambio ancora qualcosa per avere, come dicevo, dei cuc da portarmi a casa utili per il successivo viaggio.
Solitamente vado al banco di fronte al Partido, pero' da un paio di viaggi ho optato per un banco in zona centrale, in alternativa c'e' il Banco Financiero Internacional.
Questa banca di cubano non ha nulla; aria condizionata, locali che potrebbero fare invidia ad una buona banca italiana, gentilezza spesa a piene mani sia da parte del tipo della sicurezza all'ingresso che da parte del cassiere che e' lo stesso da anni.
Raramente c'e' gente, il cambio e' un po' piu' basso rispetto alle altre banche, le due cose sicuramente sono collegate.
Al penultimo viaggio nella banca dove volevo cambiare denaro l'aire era rotto, avevo 6/7 persone davanti di cui un tipo con 5/6 cubalse pieni di monetine....non ne sarei uscito vivo quindi decisi di cambiare al financiero.
Durante l'ultimo viaggio la situazione era migliore, quindi decido di cambiare nella banca che avevo scelto, mi pare 1000 euro tutti in biglietti da 50.
Due di questi biglietti avevano un piccolo taglietto in alto, una cazzata che da noi non noterebbe nessuno, ma visto che loro devono revisarli uno ad uno come se avessero davanti pericolosi falsari, la tipa mi dice che questi due non me li poteva cambiare ma che avrei potuto risolvere la cosa appunto al Banco Financiero Internacional.
Cambio gli altri 900 euro e vado al banco indicato che e' distante solo 50 metri.
Nessuno all'interno come al solito, mentre avevo cambiato a 1.198 qua' il cambio era 1,190, poco di meno.
Consegno alla cassiera le due banconote col leggero taglietto dicendole, come da spiegazione ricevuta, che in quel banco avrei potuto cambiarle ugualmente.
La cassiera mi dice che non ci sarebbe stato alcun problema solo che...”cobramo comision”.
Cioe' per cambiare 2 banconote assolutamente regolari si prendono, oltre ad avere un cambio piu' basso, 0,50 cuc a banconota, in pratica ti staffano un cuc per l'operazione.
Ovviamente mi sono fatto una bella risata, parliamo di cazzate, l'equivalente di un caffe', ho detto alla cassiera che sono dei fenomeni in quanto riescono a tirare fuori sangue anche dalle rape.
Dopodiche' come faccio sempre, piu' volte durante ogni viaggio, ho cambiato un po' di cuc in MN dai mafiosi in giro per il centro, servono sempre ed e' bene averli in saccoccia anche perche' oramai si puo' pagare tutto in entrambe le divise...che si spera presto possano ridursi ad una sola.
Questo era solo un piccolo episodio divertente sul come a Cuba se possono ti inchiappettano ad ogni pie' sospinto.
Alla fine si tratta solo di denaro, si guadagna e si spende sempre senza rimpianto alcuno, come deve essere.