sabato 31 agosto 2013

INZIA LA SCUOLA

 
 
In questi giorni inizia l'anno scolastico a Cuba.
Ho ripescato un vecchio post che scrissi un po' di tempo fa', riguardante proprio questo argomento.
Ve lo ripropongo.
La foto me l'ha inviata Tio Gigi che si assume ogni responsabilita' civile, penale, globale, totale e sarchiaponale.
Occhio, sono ragazzine della secondaria, c'e' la galera...
Lo ricordo perche' c'e' gente a cui va' ricordato...
Come e' utile sapere che la chiave della cella, finisce direttamente nel Rio Cauto.
Buona lettura
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Nell' ultima casa de renta dove ho soggiornato, a Cuba, c'era una grande finestra che dava sulla strada sottostante, di fronte a una scuola primaria.
Non sono un dormiglione, le grida dei bambini, al mattino, mi trovavano gia' sveglio.
Il sistema educativo cubano e' un esempio, non solo per la regione ma per il mondo intero.
Ricordo che il tasso di alfabetizzazione cubano e' superiore a quello italiano.
Il livello della scuola cubana, in tutta sincerita' e' un po' piu' basso rispetto al nostro, cosa comprensibile visto el bloqueo e la situazione economica che sta' vivendo il paese.
Ho gia' raccontato di un paio di miei conoscenti italiani che hanno rimandato a vivere moglie e figli a Cuba, inserendo gli ultimi nel sistema scolastico cubano, dopo qualche anno di quello italiano.
Sicuramente rispetto ai loro coetanei sono partiti avvantaggiati, ma questa e' una cosa normale.
La primaria sotto casa mia, fin dal primo mattino, si riempiva di bambini e di schiamazzi.
Bambini diversi dai nostri, piu' semplici, meno viziati, piu' disposti a giocare insieme e piu' aperti verso il senso di comunita'.
Li vedevo nel cortile giocare in cerchio, rincorrersi sotto il vigile occhio delle maestre.
Coi loro golfini improbabili nei giorni in cui faceva fresco, con la loro divisa bianco/granata immacolata.
Conosco alcune maestre qua' in Italia, ho mantenuto i contatti con i pochi compagni dei tempi dell'Isef che si sono inseriti a scuola.
Le maestre mi dicono che oramai i bambini alla elementari vanno a scuola col telefonino, con quei giochini elettronici che li stanno rincoglionendo sempre di piu'.
Mentre i miei vecchi compagni, oggi professori di educazione Fisica alle medie o allle superiori, parcheggiano l'auto a 2 isolati per paura che, a seguito di un brutto voto, se la ritrovino con una bella riga laterale.
A Cuba il corpo docente e la famiglia sono un tutt'uno, che si muove in modo sinergico per cercare di impartire la migliore educazione possibile.
Un po' come era quando andavo a scuola io.
Se prendevo una nota disciplinare il problema era dirlo a casa. Sicuramente la mia famiglia era dalla parte dei professori.
Oggi c'e' il rischio, concretissimo, che il genitore ti arrivi il giorno dopo incazzato per la nota rifilata al figlio che, sicuramente, e' stata fatta ingiustamente e con un eccesso di autorita' da parte del professore.
A Cuba il concetto di istruzione e' rimasto intatto, da noi e' tutto rovesciato, coi genitori a fare corpo unico insieme ai figli contro i docenti.
Cuba fa' quello che puo' con cio' che ha, perlomeno la scuola cubana svolge il suo ruolo con impegno e dedizione.
Da noi le cose si sono modificate in peggio.
Anche per questo stanno venendo su generazioni di ignoranti e di imbecilli.
 

venerdì 30 agosto 2013

NE VEDREMO DELLE BELLE


 

Ieri accennavo al fatto che, sta' per essere resa operativa, la direttiva del congresso del Partido riguardante la possibilita', per un dipendente di un ristorante o una cafeteria, di rilevare l'attivita' e di mettersi in proprio.
La domanda sorge spontanea; come puo' un dipendente, economicamente, farsi carico di simili costi?
Semplicemente, non puo'.
Parliamo di locali che non funzionano, non hanno mai funzionato, di luoghi spesso disabitati, dove la propina e' un miraggio e lo sgrafignare una cosa del tutto occasionale.
Certo se hai amministrato la Bodeguita de Las Tunas o hai lavorato, per anni, al Ranchon della citta' allora fra sgrafignamenti e creste sui conti e' possibile, anzi e' sicuro, che negli anni, il gruzzolo lo hai messo via.
Infatti c'e' chi si e' aperto una casa de renta e chi ha comperato casa e carro...
Ma per il dipendente normale della gastronomia, se e' andata bene, la cuccagna e' consistita nel mettersi in saccoccia 4 briciole.
Quindi, per forza, dietro l'eventuale dipendente/acquirente ci dev'essere qualcun altro che mette mano al borsillo e tira fuori i pikiklini.
Puo' essere un parente uscito dal paese, un cubano americano, uno yuma amico personale oppure sposato con qualcuno della famiglia.
Quindi avremo tutta una serie di "prestanome" oppure di persone che si occuperanno fattivamente del lavoro, ma che non saranno mai veramente i proprietari della nuova attivita'.
Il cubano normale deve indebitarsi fino al collo per mettere su' un chioschetto, un merendero, figuriamoci tirare fuori le svariate migliaia di cuc che servono per l'impresa.
Un tempo, se si fosse verificata una cosa simile, lo stato avrebbe indagato sulla fonte del denaro, sugli eventuali "finanziatori" del progetto.
Oggi credo che la sola cosa importante per l'erario cubano, sia che i soldi arrivino e che il cuentopropista paghi le sue brave tasse.
A caval donato....
Fra l'altro la situazione non e' paragonabile a quella delle barberie che, da un paio d'anni, sono diventate particular.
Un barbiere risponde del lavoro che svolge direttamente lui, al massimo di quello di un aiutante.
Un ristorante richiede cuochi, camerieri, personale di cucina, attrezzature, capacita di fare ordini e di non sprecare la merce.
Un conto e' aver fatto il lavorante, un altro mandare avanti tutta la compagnia cantante senza averne l'esperienza e le capacita'.
Ne vedremo delle belle.


mercoledì 28 agosto 2013

ABREU...

 

La celebre prima base cubana José Dariel Abreu ha disertato per tentare l’ingresso nella Major League statunitense. Lo riferisce il settimana Trabajadores, spiegando che Abreu ha lasciato Cuba “illegalmente e in silenzio” per andare in una nazione caraibica, forse Haiti o la Repubblica Dominicana.  
Il 26enne ha giocato tutti i sei match disputati da Cuba nella World Baseball Classic di marzo, realizzando tre home run. Abreu è il quarto giocatore cubano a disertare negli ultimi due mesi, dopo la prima base Yozzen Cuesta e i lanciatori Misael Siveiro e Odrisamer Despaigne. Altri disertori, Yoenis Cespedes e Yasiel Puig, hanno di recente firmato contratti multimilionari per giocare in Mlb. 

EMOZIONI PERDUTE

 

Mi capita, con una certa frequenza, di incontrare, a Cuba, persone ai loro primi viaggi.
Anche durante i voli di andata e ritorno mi e' successo di incrociare questi tipi di personaggi.
Li riconosci perche', all'andata, hanno l'occhio sognante di si aspetta di mettere piede nella terra del nirvana, mentre al ritorno hanno l'occhio languido ed acquoso di chi vorrebbe essere in qualunque parte del pianeta, meno  su quell'aereo con destino "o' paese do sole".
Nei loro sguardi c'e' l'emozione di chi affronta un'avventura impareggiabile, di chi si prende una vacanza dalla vita italiana, con tutte le sue complicazioni, per entrare in un mondo nuovo e fantastico.
A volte mi ritrovo ad invidiarli un po'.
Sono le stesse emozioni che provavo i anni fa, nei primi anni di viaggi verso quel lato del bloqueo.
Certo erano viaggi di 15 giorni, tutto era programmato, tutto in divenire.
Iniziavo a pensarci un mese prima, o meglio iniziavo a pensarci appena rientravo dal viaggio precedente.
I soliti riti, le solite cose, tanta voglia di partire sempre e comunque.
Quando arrivavo a questo periodo dell'anno, con la stagione quasi terminata, sentivo proprio una necessita' fisica di andarmene.
Non dico che oggi non sia piu' cosi', ma sono passati 13 anni dal mio primo viaggio a Cuba, ne sarebbeo seguiti, suppongo, almeno una cinquantina, forse di piu', ho smesso di contarli.
Da 5/6 anni, da quando ho sostituito le vacanze brevi con periodi piu' lunghi, mesi non settimane, l'emozione esiste sempre ma e' piu' diluita nel tempo.
Certo sono sempre felicissimo di partire ma, oggi, molte cose sono scontate, so perfettamente dove andro' a parare, come sara' la mia vacanza, dove mi porteranno le mie giornate.
Credo sia una delle caratteristiche della vita, in fondo quando frequentiamo molto una situazione acquistiamo sicurezza ma perdiamo un po' di ingenuita'.
La prima zaffata calda d'aria umida che mi assale appena esco dall'aereo, mi emoziona sempre, pero' meno di prima, perche' oramai e' diventata una delle cose normali della mia vita.
La prima birra in terra cubana, el primo traco de ron, le donne ecc.
Tutto bello, tutto fantastico ma tutto ampiamente programmato, gia' visto e vissuto.
Ma e' normale, succedeva anche negli anni d'oro dei villaggi turistici.
A giugno e luglio zompavamo addosso anche ai lampioni, a settembre non ne avevamo piu' per i coglioni per nessuna, oramai era gia' tutto fatto, visto e rifatto.
Ci sono anche i lati positivi, non girare piu' con le fette di prosciutto negli occhi (ammesso e non concesso che ci abbia mai girato) ci puo' evitare di subire le piccole mecanice che, a Cuba, possono eventualmente attenderci ad ogni angolo.
D'altro canto e' rassicurante sapere che vai in un posto che conosci perfettamente, fra persone che sai come affrontare e con le quali sai relazionarti nel modo giusto.
Sono felice di sapere che fra poco pi' di 2 settimane partiro' ma, da alcuni anni, non c'e' piu' il conto alla rovescia.
Arriva il giorno e, da buon viaggiatore, parto.
Cosi' e' la vita, amici miei.

martedì 27 agosto 2013

ITALIANI BRAVA GENTE?



 


Leggevo ieri un commento, riguardante una certa idiosincrosia che molti hanno nel frequentare italiani durante i periodi che  trascorrono a Cuba.

Ne ho letti molti di commenti, di questo tenore, negli anni.

Da un certo punto di vista non posso dare a chi e' allergico ai paisa', tutti i torti.

Quasi matematicamente se c'e' un tizio che si comporta da pezzo di merda....si tratta di un italiano.

Credo che occorra, come avviene in Italia, fare una bella scrematura delle nostre frequentazioni.

Intanto in una vacanza breve non e' necessario frequentare gente con lo stesso passaporto, ma se, come capita da qualche anno al sottoscritto, finite le fatiche estive, l'inverno lo si trascorre quasi totalmente a Cuba,  e' normale avere relazioni  con chi merita.

Scremare dicevo.

Personalmente, nella citta' che frequento, evito come se avessero la peste, quel gruppetto che passa 8 ore al bar sul parque hablando mierda di tutto il mondo.

A un paio di loro, negli anni, e' scappato el chisme sbagliato, al loro ritorno in Italia hanno dovuto fare un salto in Croazia per rifarsi i denti.

Come dicevo ieri, Tunas e' una piccola citta' e non sai mai chi puoi incontrare all'angolo di casa...

Ci sono pero' persone che conosco da oltre 10 anni; l'allevatore di papagallini, l'ex pescatore, oggi ristoratore di Monterosso, papa' Tomba, il temba maratoneta ed altri con cui, ogni anno, condivido qualche chiacchiera, buone mangiate, discrete bevute.

Gente che merita la pena di frequentare, fosse anche solo 10 minuti al giorno, in fondo facciamo tutti parte di una piccola comunita'.

Ce ne sono altri che incontro ogni anno, magari ci si ferma 10 minuti a chiacchierare delle solite cose; dove stai di casa, dove mangi, quale fanciulla frequenti ecc...

Certo ci sono le merdacce, ma da quelle basta stare alla larga.

Non sono poche e, visto che non do confidenza, passo per uno che se la tira, ma chi cazzo se ne fotte.

Ci sono quelli che incontro il lunedi mattina all'etecsa, sempre gli stessi che sul pc cercano subito di sapere i risultati delle partite di calcio.

Ci sono i tanti a cui, negli anni, ho dato una piccola mano, ovviamente in modo del tutto disinteressato.

Per trovare la casa de renta, lo scooter, l'auto, appianare discussioni con cubani che e' meglio avere amici, risolvere piccoli problemi quotidiani.

Questa gente se lo ricorda e mi vede sempre volentieri, cercare di comportarsi da persona decente non fa mai male.

E' utile poi avere qualche punto di riferimento italiano in caso di problemi seri.

Ricordo anni fa un nostro conoscente, ebbe un serio problema di cuore, gli comprammo il biglietto d ritorno, lo accompagnammo all'aeroporto di Holguin, restammo con lui fino a quando non spari' nel gate.

A Malpensa sarebbe venuta a prenderlo direttamente l'ambulanza.

In casi simili avere qualcuno accanto puo' fare la differenza.

Fra l'altro conosco , grazie ad una sufficiente conoscenza delle lingue, un botto di stranieri di altri paesi, a Tunas siamo piu' o meno sempre gli stessi e si frequentano gli stessi, pochi, luoghi.

Conosco un buon numero di canadesi, qualche inglese parecchi spagnoli, sopratutto catalani e baschi.

Sono forse il solo italiano che ha buone relazioni con la nutrita comunita' tedesca della citta', si sa che i tedeschi non hanno molta simpatia per gli italiani...e viceversa.

Sono, sicuramente, il solo italiano che frequenta gli israeliani ed e' invitato alle loro pittoresche feste.

Parlo di tutte conoscenze rapide, un saluto, qualche chiacchiera e via, pero' e' bello sentirsi a casa.

Certo se uno passa rapido per 1/2 settimane il discorso e' completamente differente.




lunedì 26 agosto 2013

PETTEGOLEZZI




Questo piccolo episodio e' accaduto circa un'anno fa.

L'interessato cambio di stato civile a Cuba non ha modificato le mie abitudini di vita, perlomeno non di tanto, ho continuato a fare piu' o meno le stesse cose, un po' piu' discretamente...

Ero in un paladar fuori Las Tunas, appunto fuori Tunas, con me una fanciulla, una cara amica che conosco da tempo, fra l'altro bella come il sole.

Ho sempre pensato che le donne bisogna farle divertire, farle ridere e sorridere.

Quando vedo quelle coppie, ovunque nel mondo, che mangiano senza quasi scambiarsi una parola, divento triste per loro.

Sono un'animatore nell'anima, essere un brillante conversatore e' parte del mio lavoro e del mio vivere, a volte la brillantezza sfocia in pirlaggini da dodicenne.

Speriamo che questa caratteristica continui a durare il piu' a lungo possibile.

Comunque la fanciulla va' in bagno, al suo ritorno, parte la classica gag di toglierle la sedia da sotto il culo mentre si siede, come dicevo una pirlata da dodicenne.

Prima che finisca col culo a terra le prendo il braccio impedendole di cadere.

Lei, a differenza del 90% delle cubane, non si incazza, tampoco se pone brava, anzi si mette a ridere di gusto.

Questa sua caratteristica e' una delle ragioni che, quella sera, l'hanno portata al mio fianco, cosi' come lo sara', occasionalmente, durante il mio prossimo viaggio.

Una donna che sa ridere e' una donna che sa godersi la vita.

Pero' mentre era li' li', fra il cadere e il restare in piedi, si e' subito guardata attorno per vedere se qualche altro commensale notava la scena.

La sua paura era che, el chisme, si fosse scatenato a causa di quel piccolo episodio.

Si sa come funzionano le cose a Cuba...e non solo.

Se una fanciulla deve uscire di casa per comprare 2 cipolle lo fa' vestita di tutto punto, mentre io ci andrei in mutande....che cazzo me ne frega della gente!

Essendo davvero bella, era gia' di per se normale che la gente non le tolgliesse gli occhi di dosso.

Le ho spiegato che l'invidia e' un sentimento inevitabile dell'animo umano, quindi e' molto meglio suscitarla che provarla.

Una bella donna, ben vestita, in un bel locale, con uno yuma ancora in grado di intendere e di volere, senza il pantalone di flanella fin sotto l'ascella tenuto su con le bretelle, provoca comunque delle invidie.

Chiunque nella vita riesce a mettersi in evidenza, per la sua avvenenza, per una condizione sociale, per un successo piccolo o grande, per la capacita' di creare un seguito e' oggetto di pettegolezzi.

Le ho spiegato che e' un milione di volte meglio essere oggetto di pettegolezzo, piuttosto che essere quello che lo crea o che si accoda.

L'oggetto del pettegolezzo, si gode i privilegi che l'hanno portata (o portato) a suscitarlo mentre il poveraccio che lo crea, il giorno dopo resta lo stesso poveraccio del giorno prima.

Il pettegolezzo e' come la carta del quotidiano, il giorno dopo la sua uscita, si utilizza per avvolgere il pesce.

Credo che la fanciulla abbia compreso il discorso, oggi vive discretamente, ha un bel lavoro, qualcuno che pensa a lei e...qualche amico occasionale con cui divertirsi.