lunedì 30 giugno 2014

SALVADOR

 

Venerdi sera, appena rientrato dal mio tour, su una rete del digitale terrestre, ho rivisto con piacere il film Salvador.
Si tratta di una delle opere meglio riuscite di Oliver Stone, con James Woods e il Belushi piccolo.
Il film parla degli anni di guerra civile in quel paese; gli squadroni della morte, la guerriglia, i militari corrotti ed assassini, la Cia che manovrava le operazioni e l’assassinio di Monsignor Romero che, a distanza di anni, ancora attendiamo che la chiesa si decida a santificare.
Il film e’ uno spaccato dell’america latina di quegli anni, dove gli Stati Uniti consideravano la regione come fosse il “cortile di casa”.
Massacri di campesinos, fosse comuni, policia al soldo dei latifondisti e governi corrotti.
A titolo e con modalita’ differenti anche altri paesi della regione hanno attraversato momenti simili.
L’Uruguay dei Tupamaros di Pepe, la Colombia e i casini che ancora abbiamo sotto gli occhi,, il Nicaragua e i sandinisti, il Cile di Pinochet, L’Argentina della giunta militare assassina, il Brasile della dittatura, Il Venezuela prima di Chavez, il Guatemala con l’ex presidente accusato di genocidio.
La lista potrebbe continuare.
Ora, della Revolucion cubana possiamo dire tutto ed il contrario di tutto, possiamo essere Comunisti o anti comunisti, possiamo fare mille discorsi ma quello che e’ innegabile e’ il fatto che ha preservato la popolazione da regimi assassini, genocidi di massa, climi di terrore e assassini ai posti di comando.
In una regione dove per un bambino andare a scuola rappresentava un lusso, Cuba ha portato i maestri nella selva.
Magari con un programma non esattamente equilibrato, forse in modo non sempre appropriato, ma a tutti i bambini cubani e’ stata data la possibilita’ di studiare e di crescere in un paese dove non si ammazzavano i genitori in mezzo alla strada.
Nessuno, o quasi nessuno, e’ stato portato via nel cuore della notte per sparire nel nulla per l’eternita’.
In una regione dove un’ospedale esiste se lo hanno messo n piedi le associazioni umanitarie, Cuba ha comunque garantito a tutti una sanita’ di base.
Poi potremo discutere su quanto vale quella sanita’, ma lo faremo avendo come riferimento quella dei nostri paesi e non di quelli della regione.
Nessuno, su questo blog, ha mai nascosto gli errori e le inadeguatezze della Rivoluzione, ma sappiamo bene che e’ stato fatto quello che si e’ potuto fare, non quello che si e’ voluto.
Certo il Partido unico, certo la monocultura ma, tolti rarissimi casi, nessuno ha mai pagato con la vita il proprio dissenso, non ci sono stati gli squadroni della morte e la policia, pur con qualche mela marcia, ha sempre e comunque difeso la popolazione.
Il prezzo da pagare e’ stato il ritardo nello sviluppo del paese, ma visto che lo stesso ritardo e’ quello accusato dai paesi che invece la dittatura vera l’hanno vissuta, perlomeno i cubani si sono risparmiati di vivere in un paese immerso nel terrore.
Fuori dall’aeroporto Jose’ Marti, tempo fa’, c’era un cartellone che diceva; “Anche oggi nel mondo TOT  bambini sono morti di fame, nessuno di loro era cubano”.

domenica 29 giugno 2014

QUALE CT?



Le polemiche che hanno seguito la nostra invereconda eliminazione dal mondiale hanno dimostrato, per l’ennesima volta, come la cultura della sconfitta, sia sconosciuta in questo paese.
Non ho certo simpatie per Balotelli, ma non mi pare che siamo usciti dai mondiali per colpa esclusivamente sua e non ho mai visto un capitano accusare, pubblicamente, alcuni suoi compagni come ha fatto Buffon
Si vince e si perde in 23, certe situazioni vanno risolte, anche in modo “animato”, all’interno di uno spogliatoio.
Al limite se hai cose da dire le dici PRIMA e mai DOPO quando e’ troppo facile farlo.
Fra l’altro, oramai in questo tutti contro tutti c’e’ anche la voce sulle motivazioni, che ritengo personalmente misteriose, delle convocazioni di Paletta, Cassano e Parolo.
In quale squadra giocano?
Per quale squadra lavora il figlio di Prandelli?
Detto questo chiudiamo la pagina di questi penosi, per noi, mondiali e guardiamo avanti.
Si e’ gia’ aperto il toto allenatore futuro.
La prima domanda e’; ma serve davvero uno che voglia allenare una nazionale o cio’ che occorre e’ un selezionatore?
Guardando il parco allenatori di questa competizione, balza all’occhio, come gli esordienti siano davvero pochi, quasi tutte le nazionali hanno messo a capo delle loro squadre gente d’esperienza.
C’e’ chi ha optato per vecchi bucanieri come Capello, Tabarez, Del Bosque, Scolari, Pekermann, Hodgson.
Altri si sono affidati a ottimi allenatori che, fra una squadra di club prestigiosa e l’altra, vogliono tirare un po’ il fiato come Van Gaal e Sanpaoli.
Altri ancora a personaggi che preferiscono questo ambito a quello di club come Loeb e Klinsmann.
In Italia, per decenni si e’ optato per tecnici cresciuti nell’ambito della federazione; Valcareggi, Bearzot, Vicini, Maldini.
Il primo ha fatto un secondo posto al mondiale, il secondo l’Ha vinto, il terzo ha vinto un europeo under 21 ed e’ stato semifinalista al mondiale, il quarto ha vinto un europeo under 21.
Gente di bottega, con ingaggi limitati, che ha portato a casa ottimi risultati.
Poi siamo passati ad allenatori sul mercato, la cosa era iniziata bene.
Finale europeo con Zoff e mondiale con Lippi.
Dopodiche i risultati sono iniziati a venire meno.
Il secondo Lippi e’ andato come e’ andato, Donadoni una semifinale europea e Prandelli una finale europea persa.
In una nazionale, un mister che vuole davvero allenare, serve a poco.
Occorre piu’ che altro uno che metta le pedine giuste al posto giusto e che sia un gran motivatore.
Brasile e Argentina badano a non prendere gol e a passare la palla a Neymar e Messi, questo e’ il loro gioco.
Non c’e’ abbastanza tempo per ipotizzare schemi di gioco complicati, bisogna mettere una buona squadra in campo, possibilmente i migliori del ruolo nel loro ruolo e poi far capire loro che quella maglia pesa, in quanto rappresenta tutto un paese.
Sento parlare di Allegri, Mancini, Spalletti ; tutta gente che vuole allenare e non selezionare, poi certo sono a spasso e non disdegnerebbero un’opportunita’ simile, ma non mi sembrano adatti al ruolo.
Sento parlare di Cannavaro e Baggio...cerchiamo di essere seri...
Il mio candidato e’ Guidolin.
Intanto una persona per bene, poi un’ottimo allenatore, quest’anno  ha portato l’Udinese in salvo fra mille difficolta’.
Una squadraccia che in mano ad altri sarebbe sprofondata in B.
Ovviamente ogni anno gli vendono i migliori e alla fine fai legna con cio’ che resta in cascina.
Mi pare che voglia farsi un po’ da parte per tirare il fiato, ecco lo vedrei bene in Nazionale.
Certo, come ha detto Malago’, ci vuole poi un nuovo presidente federale con contro coglioni, che vigili perche’ le guerre civili all’interno di una comitiva mondiale, non si verifichino piu’.
Concludo con qualche dato logistico sui nostri mondiali, che dimostrano, ancora una volta, che malgrado tanti discorsi, siamo sempre il paese del magna magna.
La comitiva italiana era composta da 90 persone, la piu’ numerosa del mondiale.
Mi spiegate a cosa servono 67 persone oltre ai giocatori?
I signorini hanno avuto 90 camere singole a 350 euro a notte….fate un po’ voi i conti.
La Spagna ha soggiornato in 67 camere, la Francia in 50, gli inglesi hanno pagato le loro 150 euro a notte, i tedeschi hanno comperato un resort, investimento che gli restera’ a fine mondiale, e hanno messo le loro 62 persone in 13 casette.
Il video che vedete, che incita il Cile (peccato per ieri...) prima del mondiale, e' stato fatto dai minatori cileni che rimasero imprigionati in miniera per decine di giorni, bellissimo.
P.S. Domani si raduna il Toro per la nuova, lunghissima stagione, mancano ancora 2/3 pedine importanti ma c’e’ ancora tempo.

sabato 28 giugno 2014

RIENTRATO

 

Come spesso accade, il fine settimana, mi allontano un po’ da Cuba per parlare di sport e facezie assortite.
Sono rientrato a casa ieri sera, credo che la Val Susa abbia il peggiore microclima del mondo.
Fa’ bello e’ c’e’ il sole ovunque meno che qua’, oggi addirittura dalla mia terrazza vedo la nebbia…
Una settimana passata nel nord est, una buona settimana.
Intanto la bella notizia e’ che l’estate, dal punto di vista del flusso turistico, e’ sicuramente migliore di quella precedente.
Certo io lavoro sostanzialmente con gli stranieri, giugno e’ stato, da quel punto di vista, un buon mese.
Probabilmente la Pentecoste alta ha favorito l’afflusso di tedeschi ed austriaci, ma devo anche dire che in giro per autostrade ho visto davvero tante auto con targa straniera.
Lo scorso anno erano molte, molte meno.
Questo non cambia la natura economica del mio impegno, i miei contratti sono blindati, non e’ mio compito portare le gente nelle strutture, ma sicuramente, se le proprieta’ sono felici, le fatture che, mensilmente, mi pagano….pesano di meno.
Delle 3 equipe che sono al lavoro da meta’ maggio a Cavallino, 2 sono andate benissimo, e una molto meno.
Tanto che, dietro richiesta neanche troppo velata della proprieta’, ho dovuto sfanculare un po’ di gente.
Avevo messo un capo animazione  che lavorava con me per il primo anno.
Un cazzo di zozzone italo brasiliano, che ha fatto schifo, trascinando nella mediocrita’ buona parte dell’equipe.
Via lui e altri 3.
Al loro posto un solido umbro trentacinquenne, un ragazzotto sportivo di Novara e 2 belle gnocche che aiutano sempre a migliorare il paesaggio.
Il tutto ha subito preso una piega diversa, quella che ho sempre garantito negli anni a quella struttura.
Quando le cose vanno bene metti da parte un po’ di credibilita’ che poi ti giochi, immancabilmente, nei periodi di vacche magre.
Oggi iniziamo ufficialmente ad Aquileia, mi sembra un buon team, ma vigilo come Jo Condor.
Il Nord est rappresenta il quasi L’80% del mio fatturato, e va trattato come un marmo di Carrara.
Il 1 luglio iniziano anche altre 2 piccole equipe, in strutture che portano anche loro il mattoncino per il successo di un’estate.
Ventimiglia e Montalto di Castro.
Domani saro’ prima dalle parti di Savona, consegnero’ materiale e divise ad una fanciulla che scende nell’alto Lazio, (in attesa di avere tempo di andarci anche io) poi saro’ al porto di Genova a prendere il Capo Animazione che arriva in nave, per poi portarlo a Ventimiglia e fermarmi per l’apertura della nostra.
Il 12, concludendo, iniziamo a Dormeletto, sul Lago Maggiore.
Sono strutture non essenziali ma che vanno trattate bene, oggi non si puo’ buttare a mare nulla e nessuno.
Quello terminato ieri e’ stato un buon viaggio, ho risolto i problemi in Veneto e, pur consapevole che le cose degli uomini durano il tempo che ci mettiamo a scriverle, credo che la quadratura, almeno per quelle strutture, sia giusta fino a meta’ settembre, quando finiremo.
Ho pure, in questi giorni, trovato modo di fare un paio di corsette e qualche mangiata di pesce come si deve.
No….non riesco proprio ad annoiarmi di questi tempi.

venerdì 27 giugno 2014

15 CUC/375 PESOS

 

L’ultimo salario preso dalla mia giovane fanciulla, prima di terminare i 3 anni di pratica, e’ stato l’equivalente di 15 cuc.
E’ andata di lusso perche’ c’e’ gente, col doppio dei suoi anni, che prende decisamente meno.
15 cuc sono l’equivalente di meno di 12 euro, per un mese di lavoro.

Fra l'altro pagati en moneda national e cambiati al banco a 24...
Cosa fai oggi a Cuba con 15 cuc al mese?
I miei amici dicono sorridenti, ma neanche tanto, che non e’ basso il salario ma…lungo il mese.
Se un mese durasse 2/3 giorni non ci sarebbero problemi.
E’ questo che, solitamente, dura un salario cubano, 2/3 giorni ad andare bene.
Il cubano, per questa ragione ma anche per un discorso di mani bucate, e’ perennemente indebitato con qualcuno.
La cosa ha una sua logica.
Se una ricarica telefonica costa, minimo, 5 cuc, un paio di jeans 30, un pullover 15 e la comida quel che sappiamo, e’ ovvio che ci si deve far prestare del denaro.
Fra l’altro ad interessi da strozzino che farebbero impallidire quelli della Sacra Corona Unita.
Ci si fa’ prestare del denaro in attesa del prossimo salario, oppure del parente all’exterior o dello yuma “que tiene da mandarme un dinerito”
Molti di noi si domandano se da’ negocio lavorare un mese per quelle cifre.
La stessa domanda andrebbe posta ai ragazzi che, qua’, lavorano nei call center per 400 euro al mese o ai negher che raccolgono i pomodori a 20 euro al giorno.
No, non da negocio ma intanto e’ algo.
Perlomeno ‘ una piccola entrata mensile che qualcosa risolve.
In piu’ si dovrebbe dare un senso alla propria vita, perche e’ anche questo che un lavoro dovrebbe fare, non esiste passare la giornata bighellonando per casa, facendo un cazzo e mirando novelas.
Aggiungiamoci anche che, in alcuni lavori, e’ possibile arrotondare, e di parecchio, il misero salario.
Penso ai miei conoscenti che lavorano in un noto ristorante di Las Tunas, ristorante turistico dove si fermano tutte le guaguas che vanno verso oriente e viceversa.
Conosco almeno 3 persone che lavorano la’, tutti con la casa comperata e carro sotto il culo.
Non credo che sia dinero che arriva dalle propine…
Molti Jefes de empresa hanno case molto belle al Cornito, un po’ fuori citta’, ma anche fuori da occhi indiscreti che potrebbero domandarsi come si possibile una bella biplanta per uno che prende 1000 pesos al mese.
In tutto questo contesto, ci sono comunque milioni di persone che, ogni giorno, vanno a lavorare per un salario que no sirve e che, in qualche modo, magari non sempre in maniera inappuntabile, mandano avanti il baraccone cubano.
Coi prezzi di qualunque cosa in perenne aumento, credo e temo che se non ci saranno aumenti adeguati dei salari la cosa potrebbe mettersi male.
Al personale medico l’aumento, anzi praticamente il raddoppio, dl salario e’ gia’ arrivato, speriamo che presto tocchi anche ad altre categorie.
P.S. Vi scrivo dalle belle terre friulane, Aquileia, oggi rientro e domenica si parte per la Liguria.

giovedì 26 giugno 2014

IL SENSO DI COMUNITA'

 

Leggevo, su un sito cubano, un’interessante articolo che parlava di come stia venendo meno il senso di comunita’ all’interno della societa’ cubana.
Sempre piu’ frequenti sono i segnali di minor tolleranza reciproca, di poca pazienza da parte di dipendenti pubblici che, per mestiere, hanno contatto col pubblico.
Di risse che scoppiano sugli autobus, locali dove l’invasione dello spazio personale, soprattutto nell’attuale contesto dei trasporti a Cuba, va al di la’ della normalita’.
La Rivoluzione ha sempre puntato molto sul concetto di “popolo unito”, un modo per far si che nessuno prendesse strade differenti era quello di mantenere il livello di vita ugualmente basso per tutti.
Non ho abbastanza esperienza di societa’ cubana per pontificare sull’avvenuto o meno cambiamento in questa direzione, posso solo dire che, da sempre, le disparita’ sociali acuiscono le differenze.
Chi ha disponibilita’ economiche maggiori trova scappatoie, le stesse che troviamo noi, per risolvere i piccoli e grandi problemi del quotidiano.
Chi invece non le ha, deve combattere con tutto e tutti per tirare a campare.
Questo porta chi sta’ meglio ad avere un senso di superiorita’ nei confronti del prossimo, e chi sta’ peggio a rodersi nell’invidia nei confronti di chi sta’ meglio.
Mi pare che stiano venendo meno alcune situazioni che rappresentavano il loro senso di comunita’.
Dal minore successo delle feste del cdr, alla minor presenza in tutte quelle manifestazioni, chiamiamole “ufficiali”, che se da un lato davano fastidio per l’obbligo di doverci essere, dall’altro cementavano comunque amicizie e conoscenze.
Mi raccontano che anche al velorio, quando muore qualcuno, rispetto ad anni fa, alla veglia ci va’ molta meno gente.
Piccolezze, ma comunque indice di qualcosa che sta’ cambiando.
Chi lavora negli ospedali, nelle tendas, o comunque a contatto col pubblico e’ sempre piu’ sgarbato e meno disponibile verso il prossimo.
Oddio non e’ che qua’ le cosa siano poi tanto differenti, ma ci siamo abituati a non conoscere il vicino, da loro le cose sono sempre andate in maniera differente.
Una volta quando arrivava un vicino nuovo veniva a presentarsi al barrio, oggi e’ piu’ facile che esordisca litigando con chi gli vive accanto perche’ il cane gli ha pisciato vicino alla porta.
Noi siamo arrivati quando Cuba aveva gia’ iniziato a cambiare, ma chi ha frequentato l’isola prima della caida del blocco socialista parla di un altro modo di vivere la vita e i rapporti personali.
Rapporti personali che, via via, si vanno facendo sempre piu tesi e complicati.

Ognuno tende a pensare sempre piu' a se stesso, come farebbe un pesciolno che, dalla sua boccia, viene gettato, definitivamente, in mare aperto.
Forse godono di un po’ di benessere in piu’, ma il prezzo da pagare, mi pare, non sia stato per nulla basso.

mercoledì 25 giugno 2014

TURISMO A CUBA


Proprio mentre mi sto’ occupando di turismo e’ forse il caso di dire qualcosa sul turismo a Cuba.
Prima pero’ di occuparci dell’altrui pagliuzza non dimentichiamoci della nostra trave.
In sud dell’Italia dovrebbe vivere praticamente quasi solo di turismo, i vecchi inglesi e tedeschi dovrebbero, invece di comprare casa a Minorca, svernare nelle nostre belle terre siciliane dove gli inverni sono miti e le estati lunghissime.
Invece mi ritrovo a vedere, qua’ in Veneto (ma il discorso vale anche per la Romagna), con questo mare e un’estate breve, gli stranieri che arrivano a frotte.
Questo sia per la vicinanza geografica ma soprattutto per la qualita’ dei servizi, mentre il nostro sud, con un mare da favola ma abbandonato dalle istituzioni e con servizi, spesso da terzo mondo, continua ad essere fortemente penalizzato.
Lo stesso discorso potrei farlo per il sud della Sardegna.
Comunque Cuba dovrebbe davvero vivere essenzialmente di turismo.
Un turismo che fra l’altro sta’ cambiando.
Negli aerei che prendo per l’isla vedo sempre meno cani sciolti come noi, e sempre piu’ gente da tour di 2 settimane o da villaggio turistico.
In effetti tutti le motivazioni che spingevano il turista fai da te verso Cuba, piano piano, si stanno assottigliando.
Il rapporto qualita’-prezzo e’ sempre stato deficitario, ma ci si passava sopra grazie ad altri vantaggi.
Oggi con l’aumento dei prezzi, una policia piu’ severa, balzelli burocratici sempre piu’ inspiegabili, molta gente preferisce mete meno complicate.
Cuba dovrebbe campare di turismo, i dati del loro ministero parlano di un turismo in crescita ma le strutture, o buona parte di esse, hanno uno standard qualitativo inferiore rispetto a quelle di altri paesi vicini.
I partner stranieri, vessati da mille balzelli, hanno abbandonato o stanno abbandonato le joint venture con lo stato cubano, stufi di essere presi per il culo.
Se vado in un all inclusive posso portarmi via di tutto con 4 soldi, dalle forme di parmigiano ai prosciutti interi.
Le camere sono di standard inferiore a quelle di altri paesi della regione e costano piu’ care.
Il personale e’ meno qualificato e piu’ sgarbato.
I costi per affittare un’auto non hanno comparazione con nessun altro paese del mondo.
La lista potrebbe essere ancora infinita.
Tanto che sempre meno turisti dell’Europa che conta frequentano l’isola.
Oramai in giro vedi tantissimi indiani, gente dello Sri Lanka, Cinesi, Arabi, Russi, Israeliani oltre alla solita enormita’ di canadesi.
Una gestione piu’ oculata ed intelligente del settore turistico potrebbe davvero dare risultati pazzeschi.
L’isola e’ bellissima, la gente cordiale e il contesto sarebbe favorevole per farne davvero una perla del Caribe.
Vedremo se le cose miglioreranno con la nuova legge sugli investimenti stranieri.


martedì 24 giugno 2014

ITALIA-URUGUAY



Siamo al giorno del tutto o niente, del dentro o fuori.
Questa sera, con la squadra del grande presidente Pepe, ci giochiamo la nostra permanenza in questo mondiale brasiliano.
Siamo arrivati a questo punto dopo l’immonda partitaccia persa col Costarica.
L’impressione e’ che ci presentiamo a questo fondamentale appuntamento n po’ in ordine sparso.
Tira un’ariaccia attorno e dentro la nostra nazionale, i cronisti (che sono tutt’altra cosa dai veri giornalisti sportivi, che quasi non esistono piu’) narrano di litigi e aria pesante all’interno del gruppo azzurro.
Chiaro che se vuoi far gruppo e ti porti Cassano e Balotelli hai gia’ perso in partenza.
Il gruppo lo fai coi Buffon, i De Rossi, i Barzagli, i Darmian ecc, tutta gente che mette il NOI  prima dell’IO.
Se hai in casa 2 idioti totali non puoi pensare che la cosa stia bene a tutti i compagni.
Alla fine Prandelli, probabilmente facendo violenza su se stesso, ha optato per il 3-5-2.
Per 10/11 e’ la formazione che avevo indicato l’altro giorno, soltanto che giochera’ Balotelli al posto di Cerci.
Spero vivamente di essere smentito ma per me e’ uno sbaglio, il Balotelli visto in questo mondiale serve a poco o nulla.
Il problema e’ che non facciamo gioco, siamo fra le squadre che meno hanno bivaccato nelle aree avversarie, col Costarica praticamente nel secondo tempo non siamo esistiti.
Non e’ tanto un problema di attaccanti ma di gioco d’attacco che latita o non esiste.
Contro abbiamo l’Uruguay, una squadra di cagnacci con 2 fenomeni davanti, non sono dei mostri ma devono vincere per forza, mentre a noi basta il pari, quindi si giocheranno il tutto per tutto.
Noi, per fortuna e finalmente mettiamo in campo un po’ di gioventu’ con tanta gamba; Darmian, De Sciglio, Verratti e Immobile ci garantiscono kilometri e tanta sostanza.
Per la prima volta Prandelli schiera le due punte, non fanno parte del suo credo, ma e’ la sola carta da giocare che gli resta.
Anzi che CI resta.
La logica dice che sara’ durissima, che le possibilita’ non sono molte, ma il cuore, quello che spesso ci ha salvato il culo nei momenti duri, ci spinge a sperare ancora fino all’ultimo minuto di gioco.
Niente cazzate sul caldo e sul senso patriottico!
La vedro’ dalle spiagge venete, mi sto’ per mettere in viaggio, inizia il mio Delta del Mekong, la mia Stalingrado, il periodo piu’ tosto, incasinato e difficile della stagione.
Che gli Orishas camminino al mio fianco e…a quello degli Azzurri.

lunedì 23 giugno 2014

OCCORRE PRODURRE

 

La crisi che, dal 2008, ha flagellato paesi con una solida economia ed una storia industriale lunga di secoli, non poteva non abbattersi, pesantemente, anche su un paese che un’economia, vera o fittizia, non l’ha mai avuta come Cuba.
Le nuove iniziative atte ad attirare capitale straniero, oltre ad essere tardive, non sembrano neanche particolarmente attrattive per eventuali imprenditori.
Cuba ha sempre beneficiato della generosita’ di paesi mecenati ma un’imprenditore e’ un’altra cosa.
Se non c’e’ una prospettiva di utile non ci pensa nemmeno a sbarcare.
Per sopravvivere in questi temi cupi e perigliosi un paese deve produrre.
Produrre merci, denaro, ricchezze.
Deve avere delle eccellenze spendibili, delle leggi che favoriscono l’afflusso di denaro dall’exterior, un mercato del lavoro flessibile, professionalita’ importanti e magari manager che conoscono come funziona il mondo economico.
Possibilmente avendolo frequentato.
Cuba, purtroppo, non ha nulla di tutto cio’, non e’ facile andare alla guerra con le cerbottane.
Personalmente ritengo che i grandi errori siano stati commessi prima della caida del blocco socialista.
In quei 30 anni Cuba aveva il dovere di trovare un sistema per camminare con le proprie gambe.
Invece ha preferito, per l’ennesima volta, trovare chi pagasse il conto per lei.
Certo c’era il bloqueo che ha influito pesantemente su molte cose, ma sappiamo bene, noi che siamo in quell’isola per molti mesi ogni anno, che, volendo si tratta di una situazione bypassabile.
Dopo, nel 1991, Cuba e’ stata travolta dallo scorrere rapido degli eventi accaduti nel mondo.
Il pesciolino rosso che viveva sereno nella sua boccia, nutrito e accudito, si e’ ritrovato in un acquario insieme ad altri pesci piu’ scaltri e piu’ grossi di lui.
Ora e’ in procinto di essere gettato in mare aperto, il grosso dubbio e’ che sia preparato per questo nuovo, periglioso, trasloco.
Oggi, dal punto di vista industriale Cuba ha poco da esporre al mercato mondiale.
Il nichel, i sigari, direi anche il ron ma, se non erro, ci sono i francesi della Richard di mezzo.
Il petrolio e’ poco e di bassa qualita’, vedremo ora, col porto del Mariel, dove pero’ suppongo che anche i brasiliani vorranno la loro parte, cosa accadra’ e quali reali benefici ci saranno.
C’e’ tutta un economia da riformare, tutta una serie di regole da inserire.
Occorre individuare una soluzione perche’ la gente possa godere di maggiori entrate, entrate che finirebbero per aumentare i consumi a tutto vantaggio dell’economia del paese.
Se i soldi sono pochi, la gente non compera e tutto si ferma.
Le cose che Cuba produce, nel terziario, sono di bassissima qualita’ e assolutamente non esportabili.
Compriamo un coltello e la terza volta che lo usiamo ci rimane il manico in mano, compriamo un paio di scarpe e dopo una settimana si aprono come il logo degli Stones.
Senza qualita’ non c’e’ commercio, ma la qualita’ la si ottiene con investimenti, con personale pagato decentemente, con l’utilizzo di materie prime di un livello perlomeno decoroso.
Il prodotto finale non e’ altro che il risultato di cio’ che resta dopo ruberie e imboscamenti, un prodotto mal fatto e messo in commercio senza alcun controllo di qualita’.
Il discorso sul turismo lo faro’ in settimana, ma anche li’ ci sarebbero mille cose che potrebbero far fare un salto di qualita’ all’isola.
Un paese che non  produce non sopravvive, non cresce, non si sviluppa.
Questo vale anche nelle piccole cose, se voglio un’inverno di un certo tipo, a Cuba, mi deve girare bene l’estate in Italia.
Perche’ mi giri bene devo sbattermi, fare le scelte giuste, investire, e creare un qualcosa di attrattivo e spendibile.
Questo vale per ognuno di noi e, a maggior ragione, vale per un paese che vuole crescere.
Se non si creano le eccellenze, non si utilizzano le risorse che madre natura ha regalato e’ normale che poi, il popolo ne paghi le conseguenze.
Non e’ normale che Cuba importi zucchero, con tutta la canna e gli impianti presenti nell’isola.
Ma la zafra va’ ogni anno peggio, gli impianti sono vetusti e la resa del prodotto ai minimi storici.
Se non si crea un’economia sostenibile ed efficiente non si va’ da nessuna parte.
Aspettare ancora sarebbe davvero criminale.

domenica 22 giugno 2014

LAS TUNAS

 

Las Tunas e' una citta' che fino a pochi anni fa nessuno conosceva.
Era il campo cubano, la terra de los guajiros e delle campesine.
Nella sua provincia, da Manati' a Colombia, fino a Puerto Padre (nei dintorni) e' facile trovare piantagioni di canna da zucchero.
L'odore acre e non sempre piacevole della zafra, in questi posti, ti entra nei vestiti.
Capitai in questa citta' di 70000 anime quasi per caso, volevo andare a Cuba...per svariati motivi.
L'anno era il 2000, tramite un conoscente capitai in questa strana citta'.
Anche se, successivamente, ho poi visto tanti altri posti in giro per Cuba, alla fine, sono ritornato sempre a Las Tunas, oramai credo che difficilmente mi schiodero' da li'.
Cosa ha di speciale questo posto?
Per alcuni nulla.
Due grandi vie, una grande periferia dove non sempre il poco benessere che ha toccato il centro citta' arriva.
Qualche ristorante, un paio di locali, qualche albergo e una discoteca e, infine, una piscina.....trascurabile.
Il mare e' a quasi cento km, un bel mare ma, sicuramente, non proprio dietro all'angolo.
La principale ragione che porta tanta gente in questa citta', tutto sommato, marginale, pare siano le donne.
Duecento case de renta, in qualche modo, devono avere un perche'
Di donne, a Cuba, ce ne sono a vagonate....pero' chi viene a Tunas, ci resta o comunque ci torna.
Le ragioni possono essere tante o nessuna.
Le tunere sono particolari, conosco donne di quasi tutte le province, ma le attenzioni e le carinerie che ti riservano le tunere sono un esclusivita' difficilmente riscontrabile altrove.
Spesso si tratta delle solite finzioni, lo sappiamo bene, ma e' anche bello ogni tanto illudersi che non sia sempre cosi'.
E' confortante pensare che ogni gesto affettuoso non sia un servizio piu' o meno ben retribuito, credere coscientemente a cio' che spesso non e'......
Las Tunas e' questo ma anche altro.
Si tratta di una comunita' di gente viva e pulsante, ogni mattina il centro della citta' si riempie di persone chiassose e colorate che, sotto il caliente sole tropicale, cerca in qualche modo di mettere insieme il pranzo con la cena.
La gente, come in tutti i sud del mondo, e' calda e aperta, e' facile conoscere qualcuno e stringere rapporti.
Rapporti che spesso possono durare nel tempo, come mi e' successo non poche volte.
La citta', vista la vicinanza del campo e' piena di mercati con frutta, verdura, carne, riso, formaggio e tutto cio' che spesso manca altrove, specialmente dopo gli uragani.
Ci sono localini dove si puo' cercare un po' di fresco e bersi un traco in buona compagnia.
Se si vuole uscire dal giro, chiamiamolo cosi', turistico e' sufficiente fare 4 passi a piedi per ritrovarsi in barrios periferici in cui il turista non e' esattamente di casa e
La gente vive senza neanche sapere che, noi culi bianchi, esistiamo.
Ho trovato ovunque cortesia, educazione e gentilezza, ho sempre contraccambiato con la stessa moneta.
E' la mia seconda casa, il porto sicuro a cui attraccare ogni volta, il luogo in cui, quasi mai, sono stato deluso e questo in una terra in cui spesso delusioni e fallimenti sono all'ordine del giorno.
Las Tunas; la terrazza sull'oriente de Cuba