mercoledì 15 marzo 2017

BALZELLI COLLATERALI




Probabilmente abbiamo gia' fatto questa chiacchierata ma e' sempre divertente, quando il nuovo viaggio si avvicina, rinfrescarci la memoria, anche perche' ci sono situazioni che si ripetono sempre.
Parlo delle spese e dei balzelli collaterali che ognuno di noi, viaggiatori verso la piu' bella terra su cui si sia mai posato occhio umano, deve affrontare prima di posare la maleta nel nostro cuarto o nella nostra casa cubana.
Iniziamo proprio dalla maleta.
Dopo essermi fottuto un paio di Samsonite lanciate dai soliti addetti ai bagagli italiani o cubani, ho optato per il low cost.
Tanto te le sminchiano comunque....
Quindi o borsoni o valigie di basso costo, in questi giorni ne ho giusta presa una per il prossimo viaggio.
Il costo del biglietto e della vacanza stessa non li monitorizzo, dipendono dal periodo, dalla nostra capacita' di trovare il volo giusto e dallo stile di vacanza che ci si puo' permettere o che si sceglie di fare, sono situazioni poco opinabili.
Un costo accessorio e' il visto d'ingresso a Cuba.
Qua' mi tocca fare una postilla a uso e consumo di chi, come un disco rotto, ha fatto di un piccolo episodio una ragione di vita.
Per anni ho acquistato il visto all'ufficio apposito a Torino, quasi sempre pochi giorni prima di partire, pagandolo 25 euro.
Anni fa mi presento 3 giorni prima del volo, e mi ritrovo il prezzo elevato a 45 euro, ovviamente lo compero, ero talmente sotto data che non avevo altre opzioni.
Da quel giorno l'ho sempre preso on line alle solite cifre.
A quel visto devo aggiungere i 40 cuc della marca da bollo, a Cuba per il cambio visa all'inmigration; la visa familiar.
So che e' possibile chiederla in consolato a Milano e poi partire gia' con quella, ma io non vivo a ridosso del Pirellone....non e' proprio il caso di andare avanti e indre da To a Mi per 40 cuc.
Poi c'e' l'assicurazione, anche in questo campo le ipotesi sono infinite.
Come la maggior parte di voi acquisto una di quelle “volanti” che utilizzate tutte voi.
Tanto, se ci succede qualcosa, prima anticipiamo il denaro e poi, forse, ci rimborsano in Italia.
Poi ci sono le spese da e per l'aeroporto di partenza e quelle dall'aeroporto di arrivo a casa.
Da qualche viaggio volo da Torino, un km dalla palestra, un amico viene a prendermi a casa e mi lascia allo scalo.
Quando volavo da Malpensa fra una cosa e l'altra andavano via 80/90 euro per ida y vuelta dallo scalo.
Se atterro a La Habana una ventina di cuc di taxi fino al Viazul, quindi o 39 di bus o una cinquantina aggregandomi a qualche tur che trasporta passeggeri verso oriente, stessa cosa al riento.
Se atterro a Holguin, una quarantina di cuc a tratta grazie a un lada di un amico.
Ovviamente chi vola da Malpensa ma arriva dal sud deve mettere nel conto il volo per Milano, magari pure una notte in hotel.
Poi ci sono la marea di cazzate che portiamo in maleta per amiche, amici, novie, abuelos e via discorrendo.
Anche in questo campo si entra nei discorsi personali di ognuno di noi, ad esempio io preferisco riempire la valigia con alcune cose da mangiare, altri preferiscono pc o cose elettroniche, altri differenti balzelli.
Ad esempio a quest'ultimo giro dovro' portare giu' lenzuola e asciugamani per la casa.
Le lenzuola in una casa de renta vanno via come il pane, sottoposte come sono a mille lavaggi anche a causa della “sangrera” delle fanciulle che, per non perdere il dovuto, sono disponibili praticamente 31 giorni al mese.
Come vedete le spese accessorie non sono poche, siamo nell'ordine di centinaia di euro, che incidono sulla vacanza che scegliamo di vivere.
Soprattutto ora col cambio praticamente alla pari, certo quando il cambio era a 1.30/1.40 era tutto un altro paio di maniche.

12 commenti:

  1. NON ERANO I CUBANI CHE...YO NO TENGO LA CULPA?

    Le cattive compagnie

    mattia feltri

    Sarete rimasti tutti colpiti dalle prodezze della baby gang - traduzione in italiano: branco di scemi - della provincia di Pavia. Quattro ragazzi fra i 15 e i 16 anni che al vertice della loro inventiva hanno preso un coetaneo, lo hanno denudato, violentato con una pigna e appeso a testa in giù da un ponte. E però, non per fare i soliti cinici, ma che anche i più giovani abbiano una predisposizione al male per cui saranno, spesso, dei conseguenti adulti, lo si sa dai tempi della scuola, con le letture della Guerra dei bottoni o dei Ragazzi della via Pál.
    E dunque un pochino più stupefacente (soltanto un pochino) è che i quattro, rinchiusi nel carcere minorile di Milano, abbiano cercato di attenuare le malefatte con metodi particolarmente infantili, considerate le attenuanti dell’età: tre hanno detto che l’idea era del capo, mentre il capo ha detto di essere soltanto l’esecutore dell’idea degli altri tre. Come se accodarsi non fosse invece un’aggravante, per malvagità elevata a meschineria.
    E la storia potrebbe finire qua se «l’idea è stata sua» non fosse lo slogan di un intero Paese fatto di persone che non c’entrano mai, o soltanto un po’, passavano di lì, e non sanno dare un giudizio di sé, ma sanno che la colpa della loro colpa è della scuola, del partito, della società, di tutti quelli da cui sono stati condotti sul terreno sbagliato. Sempre santo quel caro amico che, uscendo una sera, alla madre che gli diceva di stare attento alle cattive compagnie, rispose: mamma, sono io la cattiva compagnia.

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  2. Un altro finale perfetto e un’altra coppa di discesa libera - la seconda consecutiva accompagnata da un tuffo nella storia: Peter Fill, l’azzurro che ha imparato con l’esperienza a mettere a frutto anche i punticini presi durante la stagione si gode il momento e il grande successo. Il re della velocità è ancora lui: bissa il capolavoro dell’anno scorso l’uomo-jet dello squadrone azzurro. Arrivato tardi in vetta dopo una carriera spesso in salita a 34 anni Peter si prende la rivincita con gli interessi. Veterano, una qualità in discesa, forte di testa e solido sugli sci ha trovato l’quilibrio perfetto: scende con sicurezza e si piazza secondo, alle spalle del compagno di squadra Dominik Paris (all’ottava vittoria in carriera a 27 anni, la settima in discesa) che ritrova l’acuto dopo il successo di Kitzbuehel.
    La gara è stata splendida con gli azzurri che hanno scelto pettorali bassi. Dominik Paris, con l’1 è subito davanti e nessuno lo batterà più. Peter Fill parte con il 3 e si piazza a 8 centesimi dietro al compagno di squadra. Poi la lunga attesa, che termina solo con l’ultimo concorrente. Ma gli avversari più accreditati, si infilano fra Fill e Jansrud, certificando passaggio dopo passaggio, la conquista della Coppa da parte del 34enne carabiniere di Castelrotto.
    Fill è il terzo italiano a vincere due coppe di specialità consecutive in campo maschile. Prima di lui ci erano riusciti Gustavo Thoeni - 3 in gigante e 2 in slalom - e Alberto Tomba - 4 in gigante e 3 in slalom. Tra le donne, invece, l’unico precedente è quello di Isolde Kostner, vittoriosa per due volte della coppa di discesa femminile.
    L’Italia festeggia oggi anche la doppietta sul podio, primo e secondo in libera: l’ultima volta è stato il 14 dicembre 2001 con Ghedina primo e Sulzenbacher terzo.

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  3. Purtroppo i balzelli quando andiamo a Cuba fanno parte della vacanza, li spenderei volentieri al tuo posto, potessi ripartire, invece devo aspettare fine aprile o fine maggio...voli con Klm da Torino?

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  4. Non chiedermi come ma riesco a spedere tanto anche nei negozi in aeroporto. Giuseppe

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    1. Il duty per "un ultimo pensiero" e' una bella tentazione, anche per eventuale cibo, visto che e' tutto sotto vuoto e legalmente trasportabile.

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  5. hola! è vero ci sono costi e sbattimenti che in un paese normale potremmo sostenere in loco ma il fascino della isla è anche questo diciamo. Certo vivere lunghi periodi in mezzo a quella scarsità no es nada facil. Basta pensare che in certi periodi non si trovano nemmeno los condones. chao Enrico

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  6. Per non parlare della carta da nalgas....

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  7. Proprio vero un viaggio comporta sempre un bel po' di soldini insomma.paolino.

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  8. La squadra azzurra sconfitta dal Venezuela nello spareggio per accedere alla seconda fase del World Baseball Classic "è una truffa". A dirlo è stato il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, commentando la vittoria della sua nazionale 4-3. "Ma sono italiani questi giocatori? A me sembrava che avessimo battuto gli Stati Uniti, perché nessuno di loro vive in Italia o è nato in Italia: sono giocatori americani con cognome italiano, che organizzano questa mascherata e la chiamano la squadra italiana", ha detto Maduro in un discorso televisivo. L'erede di Hugo Chavez ha poi aggiunto che questo sarebbe impensabile in un mondiale di calcio. "E' un inganno, una truffa, ma non ho visto nessun giornalista sportivo che lo abbia detto", ha aggiunto, prima di chiedere ai suoi compatrioti di "applaudire la nostra nazionale, perché sono tutti nati in Venezuela".

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    1. Almeno su una cosa io e Maduro siamo in sintonia.

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